Come si ricaricano le cartucce inkjet
Aggirare il blocco delle cartucce esaurite
Precise regole di mercato sono alla base del business dei ricambi per stampanti inkjet, e non sempre vanno nella direzione della maggiore convenienza per gli utenti e del massimo rispetto dell'ambiente.
In molti casi una cartuccia esaurita potrebbe essere completamente riempita d'inchiostro e riutilizzata un numero elevato di volte, ma i costruttori aggiungono un chip che traccia i consumi e, all'esaurimento dell'inchiostro, ne disabilita il riutilizzo. Anche ricaricando la cartuccia, essa viene continuamente riconosciuta come esaurita bloccando, di fatto, il driver che dovrebbe gestirla. In altre parole, a inchiostro finito si butta via tutto l'hardware e l’elettronica della cartuccia stessa, sebbene sia perfettamente funzionante. Per questo sono comparsi sul mercato i cosiddetti chip resetter.
Si tratta di apparecchiature elettroniche che, per così dire, resuscitano il chip bloccato. Sembrerebbe la soluzione ideale, anche perché in questo modo è possibile riutilizzare cartucce originali ben costruite. L'unico problema è che questi resetter possono costare cari e diventano interessanti solo per consumi elevati.
La soluzione alternativa è quella di acquistare cartucce ricaricabili. Si tratta di prodotti del tutto simili agli originali ma dotate, all'interno, di un chip autoresettante, vale a dire capace, quando l'inchiostro scende fino a zero, di riportare di nuovo l'indicatore al massimo consentendo sia il monitoraggio del consumo, che il riutilizzo continuo della cartuccia.
Esiste una terza possibilità, limitata a casi specifici. Molte stampanti con qualche anno di età accettano ancora cartucce senza chip. In questo caso la ricarica è senz'altro possibile senza particolari precauzioni. È sufficiente, in genere, sollevare l'etichetta posta sulla testa della cartuccia stessa e al di sotto troveremo, con buona probabilità, dei fori di ricarica nei quali inserire una siringa applicando un po' di forza per spingere l'ago nel foro stesso. Una sola precauzione va posta: in genere a ogni foro di ricarica ne corrisponde uno di aerazione, per cui occorre prestare ben attenzione a quale si utilizza. Ormai pressoché tutte quante le cartucce originali sono comunque vincolate per non essere ricaricabili. L'unica soluzione pratica è quindi quella di adottare le resettanti.
Le cartucce autoresettanti hanno un aspetto pressoché identico alle originali tranne per il fatto che sono dotate, generalmente in testa, di un tappino di gomma o silicone attraverso cui provvedere al riempimento senza praticare fori.
Assieme alle cartucce i rivenditori offrono anche confezioni di inchiostro. I flaconi hanno dimensioni e capacità diverse, da qualche diecina di grammi fino al litro e più. La scelta dipende dall'uso e dal consumo individuale, tenendo conto che nel tempo gli inchiostri ben conservati non si deteriorano facilmente e acquistando confezioni più grosse si può godere di un maggiore risparmio.
Occorre però essere assolutamente certi della compatibilità dell'inchiostro con la cartuccia, e quindi con la stampante. Utilizzare un inchiostro non adatto può portare a gravi problemi, come l'otturazione degli ugelli della testina di stampa, bruciature dell’elettronica o blocco totale della stampante.


















