Scegliere la connessione video
La rappresentazione del colore
Vga, Dvi, S-Video, FireWire, Component, Composito, Scart e Hdmi sono le più note sigle delle connessioni video per televisori, computer, videoregistratori e tutti gli apparecchi che gestiscono un segnale video. In questo articolo vi spieghiamo cosa significano queste sigle e quali caratteristiche ha ogni tipo di connessione, per aiutarvi a usarle al meglio secondo le vostre esigenze.
Diciamo subito che, se sorgente e schermo lo consentono, l'ordine di opportunità per l'uso delle più note connessioni è: 1. Hdmi, 2. Dvi, 3. Component, 4. S-video, 5. Composito. Detto questo ci sono molte sfumature, che dipendono dalla tecnologia adottata, dai cavi e dalle connessioni disponibili.

Il pannello posteriore di un moderno lettore DVD mostra una grande quantità di connessioni: conoscerle bene permette di usare al meglio il nostro televisore.
Come abbiamo già visto nell'articolo dedicato alla dimensione dello schermo, a seconda delle tecnologie adottate per il nostro impianto home theatre conviene fare scelte diverse. Lo stesso si può dire per la scelta delle connessioni che permettono di trasportare il segnale video. Per capirne la ragione, dobbiamo partire dal modo in cui si costruisce l'immagine sullo schermo.
I navigatori meno giovani ricorderanno probabilmente i televisori in bianco e nero, ingombranti apparecchi il cui volume era assolutamente sproporzionato all'ampiezza dello schermo; le valvole termoioniche, delle quali erano riccamente dotati, erano poi avide di energia, una buone parte della quale andava sprecata in calore. I successivo step evolutivi hanno portato all'adozione dei telai a transistor, con la conseguente scomparsa di tutte le valvole, tranne l'irrinunciabile tubo catodico, e la comparsa del colore.
Sembra roba vecchia, ma il sistema definito allora è usato ancor oggi da tutte le TV ed i monitor in commercio, compresi i moderni flat panel al plasma, LCD e OLED. Questo sistema usa, per sintetizzare le immagini, dei puntini colorati riuniti in triplette: si tratta della sintesi additiva RGB (Red, Green e Blue) operata grazie ai tre colori rosso, verde e blu.

Abbiamo proiettato sul muro tre fasci di luce, uno rosso, uno verde e l'ultimo blu. Il risultato è la sintesi di altri tre colori più il bianco, rinvenibile nell'intersezione dei tre fasci.
Ogni punto dello schermo, in realtà, è composto da tre “sottopunti” colorati, uno per ognuno dei colori primari: un CRT avrà tre fosfori distinti, un plasma tre cellette con fosfori diversamente colorati e gli LCD saranno dotati di tre elementi ognuno dei quali munito di un filtro la cui tinta è conforme ad uno dei tre canali RGB. I colori citati vengono detti primari perché da essi si possono ottenere, in pratica, tutte le tonalità avvertibili dal sistema di visione umano. Il termine “additiva” indica che i colori primari, ancorché emessi da “entità distinte”, arrivano simultaneamente all'occhio dell'osservatore e, per i meccanismi fisiologici della visione, danno la percezione di un unico punto colorato.
Il concetto di simultaneità va preso con una certa elasticità, nel senso che va riferito ai tempi di reazione del sistema occhio-cervello. I videoproiettori dotati di un singolo pannello DLP, per esempio, presentano un disco rotante - chiamato “ruota colore” - dotato, nella sua forma più semplice, di filtri nei tre colori primari. Esso è posto fra i microspecchi del chip DLP e l'obiettivo di proiezione ed entra in uno schema che prevede l'invio in successione alla matrice DLP dei punti immagine dei tre colori primari; i sottopixel così generati incontreranno il filtro corrispondente (la rotazione è sincronizzata) ed punti rossi, verde e blu, emessi in rapida alternanza, verranno integrati dal sistema occhio-cervello per dare la sensazione del colore desiderato.


















