"My Space è X-Factor, Facebook è il Grande Fratello": questa la sintesi semplice e geniale, che la “iena” Andrea Pellizzari ha dato alla fine della conferenza stampa organizzata da MySpace Italia per presentare i risultati di una ricerca commissionata ad Aegis Media Italia dal titolo “Il vissuto dei Social Network e le peculiarità di MySpace dal punto di vista degli utenti”. Ed è di quelle che si ricordano a distanza di anni.
Rende benissimo l'idea di due modi molto diversi di pensare il social network (di cui avevamo già parlato qui).
Chi va su MySpace più che la routine quotidiana (hobby, foto delle vacanze, appuntamenti) condivide un contenuto creativo, e usa il social network come una vetrina di autopromozione. Tra gli ambiti di interesse, rimane centrale la musica, che è stata la base di partenza: sono 5 milioni le band musicali iscritte al sito di cui 260.000 solo in Italia (e tra queste si tengono anche dei contest uffciali di un certo rilievo, per esempio per musicare un testo inedito di Fabrizio De André).
A caratterizzare MySpace ci sono anche lo spazio per le campagne pubblicitarie delle aziende (25-30 mila euro per la concessione di uno spazio, che rimane, e un mese di promozione). Le aziende possono anche sponsorizzare eventi off line organizzati via web (tra gli ultimi uno con Arisa). D'altra parte, lo stesso Rupert Murdoch, capo di News Corporation proprietaria di MySpace, l'aveva detto chiaramente: gli utenti non servono se non portano pubblicità. Positivamente, la grande visibilità viene sfruttata anche per iniziative di solidarietà.
Ultima peculiarità, sempre a sentire “la iena” Pellizzari, MySpace sarebbe più internazionale di Facebook.
Ci resta una domanda: tutti questi valori aggiunti saranno sufficienti a compensare lo scarto dei due milioni e settecentomila di iscritti in Italia contro i nove milioni di Facebook?


















