"Siete i benvenuti purché rispettiate le leggi”. Questa la prima risposta del governo cinese alla mossa con cui Google ha sfidato Pechino, togliendo i filtri che da tre anni a questa parte impedivano di trovare i contenuti sgraditi al governo cinese sulle pagine di Google China, come quelle sul Dalai Lama, il Tibet o piazza Tien an men. La replica viene dalla portavoce del Ministero degli Esteri, Jiang Yu, durante una regolare conferenza stampa. E ancora: "la Cina sostiene lo sviluppo di Internet, persegue i pirati informatici".
Una risposta conciliante, almeno a prima vista. Google aveva anche minacciato anche di abbandonare il Paese, dopo gli attacchi informatici partiti dalla Cina e che per l'azienda americana puntavano a violare gli account Gmail di alcuni attivisti cinesi per i diritti umani. Ma in effetti le dichiarazioni, dettate dalla strategia diplomatica, sono sibilline, e sembrano dettate da una strategia che punta a prendere tempo, ridando l'iniziativa della prossima mossa a Mountain View, senza cedere sulle proprie posizioni.

La home page di Google China: il motore di ricerca ha tolto i filtri imposti dal governo di Pechino.
Google certamente ha deciso di arrivare alla prova di forza aspettandosi proprio questo tipo di reazione, non per abbandonare la Cina ma per ottenere una legislazione meno restrittiva sulla censura dei risultati di ricerca da parte di Pechino. D'altra parte, come abbiamo visto, gli interessi in gioco sono troppo grossi da entrambe le parti perché si arrivasse alla rottura: per la Cina rinunciare a Google significherebbe tagliarsi fuori dalla Rete mondiale, per l'azienda americana rinunciare a un mercato di centinaia di milioni di utenti, più tutte le opportunità offerte dai mercati in qualche modo collegati, a partire dalla telefonia mobile.
La trattativa comunque non si presenta facile, e a complicarla ulteriormente arriva un'altra dichiarazione, quella del ministro dell'Ufficio informazioni del Consiglio di Stato, Wang Chen. Che difende la censura sul web come misura necesaria contro le minacce rappresentate da pornografia, frodi e fughe di notizie, ma aggiunge anche che spetta ai media online il compito di guidare l'opinione pubblica, ovvero gli oltre 350 milioni di cinesi che navigano in Internet. Il braccio di ferro continua.
Fonte: BBC


















