Oltre alla tecnologia per fotografare in 3D, da Fuji arriva un'altra novità, forse meno rivoluzionaria ma altrettanto interessante: un nuovo sensore. Si chiama Super CCD EXR, ed è stato completamente riprogettato per superare alcuni limiti del modello attuale e adattarsi in modo flessibile ai vari generi fotografici. Infatti, dicono gli ingegneri Fujifilm, la qualità d'immagine si ottiene in modi diversi a seconda dei soggetti: in luce scarsa conta la sensibilità, dove conta il dettaglio occorre la risoluzione, mentre per le immagini molto contrastate è protagonista la gamma dinamica.
Per ottenere questo risultato il nuovo Super CCD EXR presenta alcune soluzioni inedite: da una parte la disposizione dei pixel e dei filtri colore, dall'altra il trattamento della sensibilità.
La nuova disposizione dei fotodiodi, messi in fila diagonalmente anziché in orizzontale e verticale, e abbinati a due a due come un singolo pixel, ne aumenta l'area complessiva, e quindi la sensiblità reale, senza bisogno di aumentarla elettronicamente e quindi contenendo il disturbo digitale.

Qui sopra, a confronto la disposizione dei fotodiodi nei CCD tradizionali (a sinistra) e nel nuovo Super CCD EXR
Inoltre, i pixel così abbinati sono coperti da filtri dello stesso colore, e questo riduce il numero di colori creati artificialmente e quindi migliora la fedeltà cromatica.

Questo schema illustra la disposizione dei fotodiodi e dei filtri colore nel nuovo Super CCD EXR: i pixel sono disposti lungo la diagonale e abbinati due a due come unità singola, coperta da un filtro dello stesso colore
Ma l'innovazione forse più interessante è la sensibilità variabile. Controllando il tempo di esposizione del sensore alla luce, il sensore assegna ai fotodiodi due diversi livelli di sensibilità, per catturare separatamente le alte e le basse luci. E quindi cattura nello stesso momento due immagini che poi vengono fuse in una, con il massimo del dettaglio. Un po' come si fa in ritocco con la tecnica della High Dynamic Range. Solo che qui l'esposizione è una sola e non due successive.

Questo schema illustra il funzionamento della tecnologia Dual Exposure Control del sensore EXR: i pixel vengono divisi in due gruppi a sensibilità diversa, in modo che ognuno cattura il massimo delle informazioni nelle alte o nelle basse luci: le due immagini vengono poi fuse insieme in una
Di fatto è un perfezionamento del Super CCD SR, dove ogni fotodiodo era diviso in due parti: pixel S ad alta sensibilità e pixel R a sensibilità più bassa, ma anche con un'area più piccola. Nel nuovo EXR invece l'area dei pixel resta sempre uguale, e quindi il livello di dettaglio nella resa della gamma dinamica è potenzialmente ancora superiore.
La sfida per Fujifilm, fin dal primo Super CCD, è sfatare il mito che alta sensiblità ed alta risoluzione non possano convivere, pena un eccessivo disturbo digitale. Sarà interessante vedere i risultati sulle nuove fotocamere con l'EXR: crediamo che non tarderanno ad arrivare.


















