Scambio di accuse tra la Federal Trade Commission (FTC), l'Antitrust americana, e Intel, azienda leader nel mercato dei microprocessori.
Ad avviare la battaglia – anche sul fronte legale – è la FTC, che ha citato l'azienda di Santa Clara per abuso di posizione dominante. Secondo FTC, Intel avrebbe soffocato la libera competizione, frenando quindi innovazione tecnologica e calo dei prezzi, danneggiando in ultima analisi i consumatori. E di averlo fatto per dieci anni anche attraverso pressioni, minacce, corruzione dei pricipali partner produttori di PC (tra cui Dell, HP e IBM) perché non accettassero la componentistica hardware da parte di aziende concorrenti di Intel e accordi esclusivi perché non mettessero sul mercato computer con CPU concorrenti. E il rischio, secondo FTC, è che la storia si ripeta sul nuovo fronte delle GPU, i processori grafici, che essendo sempre più autonome dalle CPU, avrebbero minacciato la posizione di monopolio di Intel.
Intel ha risposto colpo su colpo, rivendicando di aver condotto una competizione leale e nei termini di legge, e in un settore a forte innovazione e diminuzione dei prezzi a un ritmo superiore di ogni altro settore industriale. Non solo difesa, nella replica, ma anche il contrattacco: le accuse di FTC sarebbero fuori luogo in quanto non basate sulla legislazione vigente ma mirate a ottenerne una più restrittiva, che sarebbe dannosa per i consumatori, portando minore innovazione e prezzi più alti. E già la causa – avviata, secondo Intel, sulla base di fatti non verificati a dovere – costerà ai contribuenti americani decine di milioni di dollari.

















