La parola chiave di tutta la vicenda è “enforcement rountine”: una “procedura forzata” all'interno di un'applicazione che Apple ha sottoposto all'ufficio brevetti USA (che la pubblica qui), e che ha lo scopo di far comparire messaggi pubblicitari all'interno di qualunque prodotto Apple dotato di schermo, in qualunque momento – in quanto non legata a uno specifico programma in esecuzione, ma integrato nel dispositivo – e in modo tale da costringere, appunto, l'utente a dare conferma di aver letto il messaggio per farlo scomparire, e poter continuare a usare il device. Magari premendo un pulsante a video per alcuni secondi o anche rispondendo a una domanda. Se l'operazione richiesta non viene eseguita correttamente, la pubblicità può diventare ancora più "aggressiva", per esempio con finestre più piccole e difficili da chiudere. In alcuni casi il messaggio pubblicitario potrebbe anche bloccare ogni altra funzione dell'apparecchio che abbiamo in mano, magari "congelando" lo schermo. Insomma, tante strategie per costringerci alla pubblicità.
Un'applicazione del genre potrebbe arrivare dappertutto, dal Mac in tutte le varianti all'iPhone, all'iPod al futuro MacTablet. E ci sarebbe anche una versione per lettori audio, in cui il messaggio anziché visivo è vocale, e anche qui per andare oltre occorre premere uno specifico pulsante.
Il tutto In cambio di che cosa? Secondo gli inventori dell'applicazione questa servirebbe a poter vendere i computer e i diversi device a prezzi ribassati o addirittura darli gratuitamente, con la possibilità, comunque, di eliminare la “pubblicità integrata” pagando in un secondo momento: un po' come avviene già nel mondo software, per esempio la musica o i video scaricati da Internet o trasmessi in streaming.
La mossa di Apple, anche se solo in fase preliminare, preoccupa in quanto è contraddittoria con la politica seguita fino a oggi da Cupertino, e rischia di rovinare l'immagine stessa dell'azienda. Peraltro il nome dello stesso Steve Jobs, CEO del decennio, compare nella lista degli inventori dell'applicazione, caso molto raro negli ultimi due anni. Resta la curiosità di capire come una simile strategia si concili con la cultura aziendale di Apple: un portavoce dell'azienda avrebbe rifiutato di rilasciare dichiarazioni sull'applicazione sottoposta a brevetto.
Fonte: New York Times


















