Australia chiama UFO: rispondete

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08 2009
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Di Raffaello De Masi

Nella Settimana Nazionale Australiana della Scienza, una iniziativa folcloristica più che scientifica

 

Wilson De Silva, portavoce del sito Hello from Earth,  invita chiunque a inserire su una form del sito, dopo la registrazione,  un messaggio SMS che, assicura, sarà spedito per raggiungere i possibili abitanti del pianeta Gliese 581d, lontano dalla terra circa 20 anni luce.


Si tratta di una iniziativa pseudoscientifica intrapresa in occasione della Settimana Nazionale Australiana della Scienza; lo spunto è arrivato da alcune osservazioni effettuate sul pianeta extrasolare, che, in teoria, possiede tutte quante le caratteristiche (temperatura media, presenza di acqua, atmosfera con rilevante presenza di ossigeno) necessarie per poter ospitare una vita basata sul carbonio.


I messaggi, che potranno essere inviati fino al 24 prossimo, saranno poi spediti, sempre secondo quanto afferma il De Silva, dalla stazione di osservazione spaziale della NASA a Camberra; la pagina home ospita anche un timer che visualizza, in tempo reale, il tempo ancora disponibile per la spedizione.


E fin qui tutto sarebbe ancora abbastanza credibile; il problema è che il gestore del sito pretende, anche attraverso una serie di affermazioni al limite della credibilità, di dare il crisma di scienza e certezza a qualcosa che ti scientifico e di certo ha ben poco.


Leggendo attentamente tra le righe del comunicato, si comprende bene che alle spalle dello stesso le conoscenze rigorose in materia sono molto ma molto poche. Innanzitutto desta perplessità la raccomandazione che i messaggi devono essere tutti quanti scritti in inglese (per poter essere valutati e ritenuti appropriati), e la cosa appare strana per una iniziativa che si definisce promossa dal governo australiano il quale, prevedibilmente, dovrebbe avere la possibilità di leggere in almeno le più diffuse lingue del mondo.


Il vero problema, che riduce a zero la plausibilità dell'iniziativa, sta proprio nella sua possibilità di successo; è patrimonio delle conoscenze dell'astrofisica che le possibilità che la vita si sviluppi su un pianeta sono, statisticamente, di circa 1/750.000.

Ancora, il successo sarebbe legato all'ipotesi che l'eventuale razza aliena possieda una tecnologia capace di captare e interpretare il segnale; inoltre l'eventuale stazione ricevente dovrebbe avere la fortuna di riuscire a individuare, nel numero incalcolabile di trasmissioni di origin elettromagnetica provenienti dall'etere, proprio questa (non dimentichiamo che SETI@home, giovandosi della collaborazione mondiale di un gran numero di volontari non è riuscita, fino ad oggi, a individuare, nell'immenso pagliaio delle trasmissioni captate dagli osservatori di astrofisica, alcun segnale degno di interesse).


E, ancora considerando che questo improbabile colpo di fortuna (più improbabile della vincita al SuperEnalotto) possa avvenire, come farebbero gli eventuali corrispondenti a interpretare il significato dei messaggi? Quale Rosetta Stone avrebbero per avviare un minimo di decifrazione?


È necessario continuare? Esistono almeno un'altra diecina di motivi perché l'iniziativa possa non avere non solo successo ma perfino credibilità!


Il sito ricorda che occorrerà attendere quarant'anni per ricevere la risposta, ammesso che riusciamo a individuarla da parte nostra (altra metà del problema). Tutto questo porta a concludere che, se l'operazione aveva lo scopo di attirare l'attenzione sull'iniziativa della Settimana scientifica, il risultato è stato certamente centrato. Ma pare strano che un organismo ufficiale abbia potuto autorizzare o almeno sponsorizzare (ammesso che sia vero) una iniziativa di questo tipo per propagandare la sua presenza.


L'unica è di prendere l'episodio come un divertissement, e magari esplorare il sito alla ricerca di qualche messaggio curioso; c'è chi infatti chiede aiuto per il naso della sfinge, chi avvisa di lasciare un messaggio dopo il bip sulla segreteria del suo cellulare, chi afferma di aver costruito in casa un mezzo rivoluzionario per volare, ma che non vola, e quindi chiede aiuto nella modifica. Insomma, una fiera delle castronerie; ma, come Shakespeare fa dire da Amleto a Orazio, “… ci sono più cose in cielo e in terra di quante ne pensino i tuoi filosofi”.


Meglio liquidare l'iniziativa per quella che effettivamente è, avendo però il buon gusto di non mascherarla come scientifica. La cosa strana è, però, che testate autorevoli, anche italiane, abbiano pubblicato articoli in cui implicitamente danno credibilità alla iniziativa.


Fonte: ABCNet Australia  

Commenti

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E' molto scientifico invece!

A proposito di questo pianeta extrasolare simile alla Terra da poco scoperto, già la NASA circa un anno e mezzo fa disse: Appena avremo la tecnologia per superare agevolmente i venti anni luce che ci separano da esso ( riferendosi ai viaggi a curvatura che al centro Marshall stanno studiando) , questo sarà il primo pianeta extrasolare dove invieremo un equipaggio umano a vedere se c'è vita intelligente. Non pensando che magari altre civiltà questa tecnologia l'hanno già. Infatti all'ultimo Congresso Mondiale del Seti tenutosi a Parigi nel 2008, mentre scienziati di tutto il mondo dibattevano se i messaggi ricevuti sinora dai radio telescopi potevano avere o meno un origine aliena, l'astrofisico Labeque, dell'Università di Orsay, ha detto: Cari colleghi, continuate pure a scandagliare i cieli con i radiotelescopi alla ricerca di messaggi ET, ma non possiamo sottovalutare il fatto che loro siano già qui da molto tempo, visto gli innumerevoli avvistamenti UFO fatti da gente comune e militari - quindi ha detto - Attenzione perchè " something is here," riferendosi all'incontro di un UFO e un RB 47 sui cieli degli USA nel 1957. L'aereo in questione attrezzato con apparecchiature per le contromisure elettroniche aveva a bordo sei ufficiali dell'USAF e stava facendo un volo di ricognizione, quando venne affiancato da un UFO che lo seguì per più di un ora per circa 700 miglia, i sei ufficilai rilevarono che l'UFO comunicava con qualcuno sulla frequenza di 3 GHZ, quindi il Dott. Labeque ha detto - Lavorate su questa frequenza cari colleghi e forse finalmente riceverete qualcosa di significativo . Del resto è molto più scientifico inviare messaggi radio verso pianeti vicini che potrebbero generare una risposta in 50-100 anni che inviare, come fecero gli scienziati nel 1974, un messaggio, dal radiotelescopio di Arecibo, verso un ammasso di stelle ( M13) che trovandosi a 23 500 anni luce dalla Terra, abbisogna di ben 47 000 anni per avere una risposta. Non vi pare?!

Coordinatore Unione Nazionale Astroricercatori Indipendenti

Oliviero Mannucci

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