Il premier Berlusconi, andando oltre le direttive finora vigenti della Comunità Europea, ha preparato un decreto destinato a regolare la distribuzione di video porno e violenti attraverso i YouTube.
Si tratta di una disposizione i cui termini di applicazione non hanno precedenti, in Europa, destinata, almeno nelle intenzioni, a prevenire la distribuzione di materiale indesiderato o comunque pericoloso.
Ovviamente la notizia del decreto ha scatenato immediatamente una serie di reazioni relative soprattutto alla libertà individuale di espressione. Inoltre appare già fin d'ora piuttosto difficile riuscire tecnicamente a monitorare persone singole su Internet.
Secondo quanto riferisce anche Reporters Without Borders Media la disposizione imporrà ai siti Web di stampa di richiedere opportune licenza per operare in Italia.
Il decreto, composto di 34 pagine, vieta ogni contenuto ritenuto pericoloso per i minori e parla specificatamente di pornografia e violenza eccessiva. Secondo lo stesso decreto, i fornitori di servizi sono tenuti a spegnere immediatamente ogni sito riconosciuto, in qualche modo, riferibile a questo tipo di reato, con multe che vanno da 150 a € 150.000.
Il controllo sarà mantenuto da un gruppo, non ancora ben individuato ma definito come "una authority" che avrà il compito, anche, di regolare, volta per volta, le dispute circa la liceità di materiale controverso.
Fin qui, a rigor di logica, la disposizione potrebbe sembrare anche giusta; ma salta subito all'occhio che il decreto, scritto a metà di dicembre, compare immediatamente dopo il tentativo del premier di bloccare video ricavati da trasmissioni di brani delle reti in suo possesso.
Nella disputa è intervenuta anche Google, che ha fatto rilevare come lo stesso premier abbia voluto, con questo decreto, superare di fatto le direttive generali imposte dalla Comunità Europea, con una iniziativa che non ha alcuna giustificazione se non quella di, indirettamente, salvaguardare propri specifici interessi. Esiste fondato motivo, infatti, che tra le pieghe del decreto possa essere inserito anche il concetto di privazione del diritto di pubblicazione, sia esso di materiale video o di altro tipo.
Resta ancora la preoccupazione che lo stesso decreto possa essere utilizzato, successivamente, con ulteriori modifiche, per limitare altre forme di espressione.
Sull'argomento si è espresso autorevolmente Carlo Carnevale Maffè, economista della Università Bocconi di Milano e, ancora più autorevolmente, Marco Pacini, consulente senior della comunità europea che, in un'intervista, ha illustrato i pericoli di un decreto di questo tipo, augurandosi che la bozza possa essere modificata adeguatamente in sede di revisione camerale.
Yahoo! News, a tal proposito, non ha esitato a definire l’iniziativa un tentativo di estendere il proprio controllo sui media italiani.
La cosa più ridicola, se non fosse penosa, è che lo stesso premier ha annunciato che intende proporre le regole da lui redatte come esempio per altri paesi.
Una decisione sulla applicazione del decreto è attesa per le prossime settimane.
Fonte: Yahoo! News


















