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Bush corregge i documenti online sull'Iraq

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04
12 2008
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Di Raffaello De Masi

Due ricercatori americani dimostrano come l'amministrazione Bush stia modificando a proprio vantaggio documenti online già  pubblicati sulla guerra in Iraq

Scott Althaus e Kalev Leetaru sono rispettivamente docente all'Università dell'Illinois e coordinatore del Cline Center for Democracy negli Stati Uniti. In questi giorni hanno dimostrato, verificando attraverso le risorse della rete le corrispondenze di una serie di comunicati stampa della Casa Bianca, che cinque documenti ufficiali, sono stati oggetto nel tempo di successive manipolazioni.

Tra questi sono stati cambiati anche riferimenti al numero dei paesi aderenti alla cosiddetta “keen coalition” che nel 2003 si schierarono con l'America durante l'invasione dell'Iraq. Controllando con pazienza certosina l'enorme archivio (www.archive.org) che raccoglie un volume immenso di documentazioni originali conservate in circa un centinaio di miliardi di pagine, i due ricercatori hanno verificato come, nel periodo tra il 2003 e 2006, cinque documenti governativi ufficiali siano stati oggetto di manipolazione, aggiornamento e cancellazione sistematica di parti.

I due studiosi riportano, dati alla mano, precise indicazioni del documento originale a fronte di quello modificato. Si scopre, in uno di essi, che in un documento del marzo 2003 sono elencate 49 nazioni, partecipanti in forma diversa all'invasione dell'Iraq. Successivamente, il numero dei partecipanti alla coalizione si è ridotto, passando a 45. Potrebbe trattarsi di un refuso o di un semplice errore di trascrizione ma la cosa strana è che di questa modifica non appare alcuna traccia né alcuna notizia ufficiale.

I due autori del report elencano altri casi di "mano pietosa": un comunicato del 21 marzo 2003 modifica ancora una volta il numero delle nazioni, che passa a 46.

Peccato però che, il mese successivo, il numero risalga di nuovo a 48 senza però che ci sia, da qualche parte, notizia ufficiale della modifica. Infine, due anni dopo, la lista sparisce del tutto, non prima di aver scoperto che, all'invasione, hanno partecipato anche l'Angola, l'Ucraina e perfino lo stato di Tonga che, stranamente, compare e ricompare assieme a quello della Costa Rica.

Quest'ultimo aveva fatto notare, nel frattempo, di non essere mai stato a favore della guerra in Iraq, chiedendo ufficialmente di essere rimosso dall'elenco. Anche di questa richiesta non compare, nei documenti della Casa Bianca, alcuna traccia.

Indipendentemente dal balletto dei numeri, l'alterazione di documenti ufficiali da parte del governo resta certamente qualcosa di molto grave e niente lascia escludere che numerose altre modifiche possano essere presenti, abilmente nascoste nelle pieghe dell'immenso archivio.

Internet è una grande memoria collettiva dell'umanità, e chi vuole cambiare il pasato è costretto a fare i conti con il suo archivio perenne manipolandolo. Fortunatamente la Rete stessa sa difendersi da sola, come i due studiosi hanno dimostrato.


Fonti: Cline Center for Democracy
 

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