Da Techup a Fotozona

Chatroulette, l' "altro" social network che fa gola ai big della Rete

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03 2010
Chatroulette uberpix_100.jpg

Di Giulio Mandara

A pochi mesi dal lancio, il servizio di videochat tra utenti abbinati a caso oggi ha centinaia di migliaia di utenti al giorno, e suscita l'interesse di colossi come Google e Skype. Un modello di social network diverso dal tipo Facebook, molto criticato forse proprio perché mal compreso

Si chiama Chatroulette, ed è uno dei fenomeni web del momento, anche se non è nuovo di pacca. Stiamo parlando del sito di videoconferenze random, cioè con abbinamenti casuali tra gli utenti. Lanciato a novembre da uno studente russo di 17 anni, di nome Andrey Temovskiy (individuato solo da poche settimane),  oggi ha 20000 visitatori al giorno, e arriva, dice qualcuno (anche se la cifra ci sembra alta) a 1,5 milioni di utenti.

 

Chatroulette mette in contatto su video chat utenti scelti a caso dal sistema. Pur essendo molto discusso, sta avendo grande successo, e ora fa gola ai grandi del web (foto: Uberpix).

Data la sua visibilità sempre crescente – tanto che ha già degli imitatori, come ShufflePeople – è naturale che faccia gola ai grandi investitori, dalla russa Digital Sky Technology, che ha già messo 400 milioni di dollari su Facebook, ai colossi internazionali della Rete come Google e Skype

Comunque vada a finire il business, è l'occasione per un primo bilancio su Charoulette, che fin dal suo apparire ha suscitato anche diverse critiche: a partire da quella dello sfortunato scopritore del sito, un tale che si è ritrovato ripreso mezzo nudo. Ma, incidente a parte, più in generale Chatroulette preoccupa i genitori di bambini e adolescenti, perché pur essendo espressamente vietato ai minori di sedici anni e rifiutando contenuti osceni o pornografici, non ha grossi filtri, non è nemmeno necessario registrarsi.

A difendere Chatroulette è Sharon Vaknin di Cnet, con alcune osservazioni che ci sembrano degne di nota. Anzitutto, un sito di incontri casuali fa scalpore perché ormai siamo ipercondizionati dai social network modello Facebook: amicizie scelte o rifiutate, inviti, filtri sulla privacy, reti di contatti online ben selezionati e gestiti in prima persona. Tanto da farci “dimenticare che esistono gli estranei”. Quelli che peraltro incontriamo  tutti i gioni nella vita reale: dall'autobus al supermercato, dallo sportello della banca al nuovo collega di lavoro, sono molteplici le occasioni in cui ci imbattiamo in degli sconosciuti, e lì non ci sono profili da aggiornare, lunghe presentazioni, amicizie da proporre e rifiutare: la prima impressione è quella che conta e che decide se il contatto andrà avanti o no.

Perciò, dice sempre la nostra fonte, il modello di Chatroulette è molto più realistico – nel senso proprio di “vicino alla realtà - di quello di Facebook. Con la sola differenza che su Chartoulette si può essere scartati alla ricerca di un altro partner di chat ("nexted" con un neologismo inglese). Cosa che magari nella realtà non avverrebbe in modo così plateale. In sostanza, le critiche a Chatroulette nascrebbero da un malinteso di fondo: considerarlo un sito per creare amicizie, come Facebook & C. Se invece lo si considera come un gioco, un passatempo, con le sue regole, i suoi rischi, i suoi giudizi e i suoi premi, tutto torna normale. Soprattutto se una delle “regole” fosse quella quella di “giocare” vestiti.

Fonte: ANSA - Cnet

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