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Chi va su Pirate Bay viene tracciato dai discografici

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08 2008
the_pirate_bay_logo.jpg

Di Aldo Ascenti

I provider italiani, già  obbligati a impedire l'accesso al portale di bittorrent, ora dirottano gli utenti su un indirizzo britannico che fa capo all'industria della musica, con ovvi rischi per la privacy

L'offensiva in atto da alcuni mesi contro il peer2peer in Italia sta assumendo caratteri inquietanti. Dopo la chiusura istantanea di Colombo-bt e il blocco preventivo dell'accesso al portale scandinavo The Pirate Bay, ora si scopre una manovra per tracciare gli utenti che ancora in queste ore cercano di accedere al portale per condividere i propri file.

Non sembra un caso che si sia scelto proprio il sonnacchioso mese di agosto per operare così drasticamente contro lo scambio dei file protetti da diritto d'autore attraverso la Rete, forse nella speranza di affrontare reazioni meno dure da parte del popolo di Internet disperso nelle località di villeggiatura, ma qualcuno deve essersi lasciato prendere troppo la mano.

Se già il blocco di un sito estero, non soggetto quindi alla legge italiana, è un provvedimento delicato dal punto di vista legislativo, che se non ampiamente motivato rischia di somigliare alle tecniche di censura tanto criticate in Cina, appare decisamente poco accettabile quanto sta avvenendo a chi tenta di accedere al sito bloccato.

Da diversi  provider italiani, tra cui Fastweb, Telecom e 3 Italia, il sito thepiratebay.org viene infatti reindirizzato su una pagina che annuncia l'inibizione all'accesso ottenuta dalla Guardia di Finanza (che peraltro fa riferimento solo a colombo-bt), ma l'indirizzo dell'url di destinazione è 217.144.82.26. Ebbene, si è scoperto che questo IP fa capo al  dominio britannico pro-music.org, di proprietà di un'associazione inglese di tutela dei diritti dei discografici.

La ALCEI ha inviato una segnalazione sull'accaduto al Garante per la Privacy, poiché il rischio è che chiunque tenti di accedere al sito venga schedato come possibile criminale dalle associazioni che difendono il diritto d'autore, che potrebbero perfino rubare le password di accesso al portale e incrociare i dati per ottenere le informazioni necessarie per denunciare successivamente decine di migliaia di utenti che hanno scaricato e condiviso materiale protetto.

La cosa più incredibile è che a ricevere i dati, ottenendo così notevoli vantaggi da un sequestro preventivo, senza quindi che vi sia stata una sentenza definitiva, debba essere un sito straniero che ha evidenti interessi economici nella situazione.

Peraltro The Pirate Bay ha dichiarato di voler ricorrere contro la decisione del tribunale di Bergamo, che non ha precedenti nel resto d'Europa per quanto riguarda siti di libero scambio di file.
 

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