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Colombo-bt chiuso, ma gli utenti rischiano?

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01
08 2008
colombo_vietato.jpg

Di Aldo Ascenti

Giro di vite della Guardia di Finanza sul file sharing italiano, che ha decretato la chiusura di uno dei punti di riferimento nazionali dello scambio di contenuti via bittorrent

Già da qualche giorno ha chiuso i battenti il portale Colombo-bt.org, che sul proprio blog dichiara mestamente come ormai le chiavi dei server siano in possesso della Guardia di Finanza, e per il momento gli admin non intravedono alcun futuro per il sito di scambio.

L'Operazione Colombo è scattata da una denuncia per violazione dei diritti d'autore che ha interessato la Federazione contro la pirateria musicale, dietro la quale ci sono naturalmente le case discografiche, da sempre le più colpite dal p2p illegale e attive nella repressione del fenomeno.

Il sito, che prevedeva una registrazione degli utenti, aveva i server ubicati nella Repubblica Ceca, ma questo non è bastato a fermare l'intervento delle autorità, che ha individuato i responsabili attraverso le transazioni bancarie delle donazioni spontanee degli utenti.

Il portale è stato a lungo uno dei primi 80 siti italiani e lo scambio ha coinvolto milioni di utenti. Ora la Guardia di finanza intende analizzare i contenuti e le modalità di scambio, individuando le responsabilità più gravi, e non è escluso che qualche utente particolarmente assiduo nel diffondere materiale illegale venga tirato in ballo nelle indagini successivamente, anche se gli ultimi post del blog, ormai vecchi di una settimana, smentiscono questa ipotesi.

Intanto la Federazione dell'Industria Musicale Italiana ha diramato un comunicato di apprezzamento per l'operato delle forze dell'ordine, mostrando grande soddisfazione perché "un altro fondamentale snodo per la distribuzione di contenuti illeciti, non solo in Italia, è stato fermato".

Sta di fatto che la guerra al file sharing è diventata una cosa seria anche in Italia, con rischi crescenti per gli utenti e i siti che li ospitano. Negli Stati Uniti, dove da tempo il fenomeno viene duramente represso dalla potente Riaa, non si sono però ottenuti i risultati sperati, ovvero far uscire l'industria discografica dalla profondissima crisi in cui è piombata, e i numeri del file sharing nel mondo non accennano a diminuire.
 

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Commenti

commenti

Tranquilli, loro non

Tranquilli, loro non chiudono, chi invece ha chiuso sono stati i negozietti (competenti e appassionati) i quali venivano messi in competizione con la grossa distribuzione.
Poi si sente sempre dire che l'artista guadagna poco dalla vendita, lui si rifà con i concerti e i gadget, la distribuzione finale ha un margine basso ecc.....
ma allora ci prendete per il c..o!!!
Abbassate i prezzi subito (minimo 50%) e vi rifarete sulla quantità.

Leggo sempre di questa

Leggo sempre di questa "profondissima crisi" di case produttrici di media, stranamente non ne sento mai di una che abbia chiuso i battenti (a differenza della ditta dove lavoro)
povere vittime, mi fanno davvero pena, preghero' anche per la salute della SIAE ... ma andate a quel paese, LADRI

Abbassino i prezzi di cd,

Abbassino i prezzi di cd, dvd e quant'altro che forse la gente smetterà di scaricare...per 20€ di un dvd un operaio ci mette tre ore di lavoro...quando a produrlo le famose case discografiche ci mettono due minuti a costi bassissimi...ma siamo in Italia, non la capiranno mai!!!

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