Già da qualche giorno ha chiuso i battenti il portale Colombo-bt.org, che sul proprio blog dichiara mestamente come ormai le chiavi dei server siano in possesso della Guardia di Finanza, e per il momento gli admin non intravedono alcun futuro per il sito di scambio.
L'Operazione Colombo è scattata da una denuncia per violazione dei diritti d'autore che ha interessato la Federazione contro la pirateria musicale, dietro la quale ci sono naturalmente le case discografiche, da sempre le più colpite dal p2p illegale e attive nella repressione del fenomeno.
Il sito, che prevedeva una registrazione degli utenti, aveva i server ubicati nella Repubblica Ceca, ma questo non è bastato a fermare l'intervento delle autorità, che ha individuato i responsabili attraverso le transazioni bancarie delle donazioni spontanee degli utenti.
Il portale è stato a lungo uno dei primi 80 siti italiani e lo scambio ha coinvolto milioni di utenti. Ora la Guardia di finanza intende analizzare i contenuti e le modalità di scambio, individuando le responsabilità più gravi, e non è escluso che qualche utente particolarmente assiduo nel diffondere materiale illegale venga tirato in ballo nelle indagini successivamente, anche se gli ultimi post del blog, ormai vecchi di una settimana, smentiscono questa ipotesi.
Intanto la Federazione dell'Industria Musicale Italiana ha diramato un comunicato di apprezzamento per l'operato delle forze dell'ordine, mostrando grande soddisfazione perché "un altro fondamentale snodo per la distribuzione di contenuti illeciti, non solo in Italia, è stato fermato".
Sta di fatto che la guerra al file sharing è diventata una cosa seria anche in Italia, con rischi crescenti per gli utenti e i siti che li ospitano. Negli Stati Uniti, dove da tempo il fenomeno viene duramente represso dalla potente Riaa, non si sono però ottenuti i risultati sperati, ovvero far uscire l'industria discografica dalla profondissima crisi in cui è piombata, e i numeri del file sharing nel mondo non accennano a diminuire.

















