Ricercatori dell’US Departement of Energy’s Lawrence Berkeley National Laboratory dell'Università della California hanno presentato una nuova unità di memoria che utilizza la tecnologia a nanotubi di carbonio, capace di conservare dati per almeno 1 miliardo di anni con una densità di 1000 miliardi per pollice2.
Si tratta di una tecnologia che, secondo Alex Zetti, progettista capo della ricerca, sarebbe facilmente implementabile negli attuali processi produttivi, senza richiedere particolari investimenti in termini di apparecchiature produttive.
Merito del team è quello di aver sviluppato un nuovo meccanismo di costruzione delle memorie, basato sull'utilizzo di nanoparticelle cristalline di ferro inserite nelle cavità della struttura delle catene di nanotubi.
Non si tratta della prima delle scoperte sensazionali da accreditare a Zetti. Già due anni fa lo stesso gruppo aveva presentato la più piccola unità al mondo di struttura a nanotubi, dello spessore di un decimillesimo il capello umano.
L'annuncio attuale rappresenta una evoluzione di quello studio, considerando che le particelle di ferro utilizzate hanno una dimensione di 1/50.000 dello spessore di un capello e sono capaci di orientarsi, in base al flusso di corrente elettrica che attraversa il nanotubo, così da simulare, a tutti gli effetti, il comportamento di una unità elementare di memoria.
La posizione delle stesse , all'interno del tubo, verrebbe letta direttamente grazie una semplice misura della resistenza elettrica del punto stesso.
Zetti ha affermato che prodotti di questo tipo potrebbero essere disponibili sul mercato, ad un prezzo più che competitivo, nei prossimi 2 anni.
Fonte Energy’s Lawrence Berkeley National Laboratory


















