Col crescente successo dei social forum sono in molti a chiedere una stretta nei controlli sui contenuti divulgati tra le pagine aperte a tutti.
Un portavoce di MySpace ha rivelato che la società ha identificato e rimosso i profili di 90.000 utenti statunitensi che propagandavano, sul loro account, materiale pornografico.
Il network, che ha raggiunto, in dicembre, un nuovo record di iscrizioni, ha provveduto all'operazione acconsentendo a una campagna di sensibilizzazione lanciata recentemente negli Stati Uniti.
Indipendentemente dal successo dell'operazione, il caso ha rivelato l'inadeguatezza delle strutture di difesa del sistema.
Finora MySpace ha utilizzato un software di Sentinel Inc. che dispone di un database di nomi, fotografie, date di nascita, indirizzo di posta elettronica e di instant messaging di più di 700.000 utenti riconosciuti come distributori di materiale pornografico.
Lo stesso database è da tempo utilizzato anche dalle forze di polizia ma, da una indagine statistica, è apparso essere capace di bloccare non più del 36% del numero totale di materiale sospetto. Ancora, è risultato che ogni anno il fenomeno rivela il 10% di incremento.
L'annuncio, dato da Hemanshu Nigam, capo del servizio di sicurezza del sito, ha impressionato notevolmente l'utenza. Lo stesso funzionario ha tenuto a precisare che "... la società, nel confermare l'operazione, è fiera di continuare a fornire all'utenza il massimo servizio di sicurezza, nell'ottica di continuare a mantenere la posizione di leadership. Si augura inoltre che le nuove forme di protezione che sta implementando saranno adottate anche da FaceBook, MYYearBook e Bebo (i 3 siti di social-networking leader dell'area, n.d.r)”
E le cose non vanno meglio su Facebook, specie in Italia. Da noi a quanto pare fioriscono le pagine inneggianti alla criminalità organizzata e ad altri reati, al punto che la questione è arrivata in parlamento.
Il senato ha approvato infatti un emendamento del pacchetto sicurezza, proposto dal presidente dei senatori UDC, che prevede una serie di reati legati all'uso "in particolare" - così recita il testo - di Facebook. Il testo prevede l'utilizzo "di appositi strumenti di filtraggio", con pene però solo pecuniarie per i trasgressori.
Speriamo che non sia la scusa per esercitare un maggior controllo sulla libera circolazione di informazioni e opinioni nella Rete.
Fonte: CNET


















