"Ognuno di noi sarebbe ben più che dubbioso nel regalare le proprie foto al coinquilino dello stesso pianerottolo; poi va su Facebook e le distribuisce tutto il mondo!", questo il commento salace ma non per questo meno vero di un anonimo frequentatore del sistema.
Sindrome da Facebook, l'hanno chiamata, la mania di raccontare di sé sulle pagine di questo e di altri servizi di social-networking. Tutti, bene o male, ci arrivano col tempo, si iscrivono, cercano amici.
Ma una buona fetta, secondo alcuni del 30%, secondo altri di una percentuale molto maggiore, abbandonano i propri account e, rapidamente, se ne dimenticano.
Fatto sta che servizi di questo tipo che, più o meno in buona fede, erano nati per favorire amicizia e incontri hanno perso da tempo la loro connotazione; frutto dell'evoluzione, forse, che ha portato, in quarant'anni, al passaggio dalla lettera scritta in bella grafia a mano alla e-mail, agli SMS e alle stanze di chat. Inevitabile, quindi, che buona parte degli utenti del social-networking sia approdato a questo servizio per pura curiosità, dimenticandosene il giorno dopo.
Diverse agenzie hanno evidenziato come la percentuale dei "caduti", in questo tipo di servizio, aumenti ogni giorno di più, anche se compensata da nuovi arrivi. Fatto sta che agenzie pubblicitarie e servizi di promozione non hanno tardato molto a rendersi conto del potenziale mercato nascosto in queste "piazze".
Così queste arene di incontro, come tutte le piazze del mondo, hanno cominciato a ornarsi di pubblicità, più o meno evidente. Agenzie di stampa parlano di investimenti miliardari in questo ambiente, destinati sempre più ad aumentare, più o meno come accadde, all'inizio, per le pagine dei motori di ricerca che, per alcuni anni intorno alla fine del millennio, rigurgitavano di avvisi pubblicitari che, ormai, nessuno più leggeva.
Succederà lo stesso per il social-networking? Staremo a vedere. In mancanza di dati precisi (in questo campo i numeri offerti dalle varie agenzie di ricerca danzano come numeri al lotto) sulla effettiva frequentazione (pare che l'utente medio acceda a Facebook non più di una volta al mese), l'unica è di stare a guardare, da questa parte della barricata.
La torta è certamente grande ma i commensali non sono da meno; Facebook, Twitter, MyspaceBebo, Digg hanno tutti già prospettato le loro offerte, giocate a suon di dollari sonanti.
Fonte: AllFacebook


















