Il presidente dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, si è espresso senza mezzi termini sui contenuti del decreto Romani, attualmente in discussione, che prevede una regolamentazione unilaterale della materia su Web.
Analizzando lo schema di decreto, il funzionario fa rilevare che, da una parte, la norma interpreta in maniera soggettiva la direttiva europea sulla distribuzione audiovisiva, dall'altra, così come articolata, è contemporaneamente pesante e inutile.
Ancora più pesante appare il giudizio circa la legittimità della stessa norma che risulta in contrasto con la normativa europea in modo tanto palese da creare, sono parole del funzionario, problemi e questioni con la Commissione Europea che farà indubbiamente rilievi sulle modalità di applicazione.
Ancora, il presidente evidenzia come nessun paese occidentale abbia utilizzato norme di censura come quelle presente nella soluzione Romani.
"Restrittivo e inutile" sono state le parole utilizzate dal funzionario; restrittivo in quanto avoca a sé il diritto di decidere se i contenuti sono legittimi o non, inutile perché è praticamente impossibile mantenerne sotto controllo la pubblicazione stessa, considerando che è molto semplice, in caso di chiusura, riaprire le stesse pagine sotto altro nome.
A tal proposito ha fatto rilevare come già da tempo Stati Uniti, Giappone e Unione Europea hanno studiando il problema per cercare una soluzione efficace comune sicuramente molto meglio studiata e organizzata di un decreto raffazzonato e unilaterale.
Ancora maggiori perplessità (per usare una parola buona) desta l'articolo che affida all’AgCom il potere di intervenire e chiudere siti e portali "in forma preventiva", utilizzando la propria discrezionalità senza averne alcuna autorità riconosciuta, autorità che spetterebbe, di diritto, solo a un giudice.
In altri termini sarebbe sufficiente che i contenuti di una pagina siano sgraditi a qualcuno molto in alto perché possano essere eliminati senza alcun confronto con l'autore e alcuna immediata giustificazione.
Il decreto Romani può essere integralmente letto qui


















