La causa era nata quattro anni fa, dopo che la famosa casa di gioielli Tiffany si era accorta che la stragrande maggioranza della merce venduta su Internet con il suo marchio era costituita da falsi fin troppo palesi.
Ebay, interrogata in proposito, si era subito dichiarata inconsapevole e impotente di fronte al fenomeno, sollecitando i produttori a segnalare direttamente le frodi eseguendo le verifiche necessarie.
E questo è il punto centrale della controversia: di fronte a un illecito chi deve controllare? Per Tiffany è Ebay a dover vigilare, visto che guadagna anche dalle operazioni illegali, altrimenti dovrebbe essere denunciata per favoreggiamento nella truffa, e così è stato fatto.
La questione è diventata un caso giudiziario di grande importanza negli Stati Uniti, poiché da una sentenza di condanna per eBay avrebbero potuto derivare serie conseguenze sullo sviluppo futuro del mercato delle pulci virtuale più grande del mondo.
Quel che è successo in realtà è che un giudice distrettuale ha dichiarato eBay non imputabile per i falsi che si vendono sulle sue pagine, rigettando sul gioielliere e gli altri produttori colpiti l'onere di dimostrare e denunciare gli illeciti. A seguito della lunga contesa legale, comunque, Ebay ha dichiarato di aver preso seri provvedimenti per arginare il fenomeno. Oltre a reagire immediatamente a fronte di segnalazioni, ha bloccato decine di migliaia di venditori disonesti.
Si tratta comunque di una goccia nell'oceano, e con questa sentenza favorevole è difficile aspettarsi per il futuro maggiore sicurezza. Ebay è e resterà ancora a lungo un libero, pericoloso porto di mare.
Fonte: InformationWeek


















