La Toyota, in collaborazione con l'Università di Lund, in Svezia, ha portato avanti un progetto per sviluppare un nuovo tipo di telecamera a colori capace di migliorare le condizioni di visibilità durante la guida notturna.
Alcuni anni or sono, il produttore giapponese avviò un ampio progetto per sviluppare nuove tecniche di sicurezza per le sue automobili.
I primi contatti produttivi furono avviati con Henrik Malm, docente di matematica all'università di Lund, che da tempo stava già studiando l'area della biomimetica, proponendo, per l'occasione, una nuova scienza, da lui stesso definita bioispirazione.
In base a quest'idea, il gruppo cominciò ad investigare soluzioni tecnologiche ispirate a modelli Del Mondo Vivente, affermando che l'evoluzione naturale aveva sicuramente trovato la soluzione teorica più efficace per risolvere problematiche applicative.
La collaborazione fu poi ampliata al Dipartimento di biologia della stessa università, sfruttando l'esperienza del direttore Eric Warrant che, per 25 anni, ha studiato le funzioni visive di diverse specie animali, in particolare per quel che riguardava la visione notturna.
Sotto questo punto di vista, le analisi hanno dimostrato che gli insetti più dotati sono gli scarafaggi, le vespe e, più in generale, i lepidotteri.
Questi animali hanno occhi composti che sfruttano lenti multiple per creare una singola immagine raccolta poi dal sistema nervoso dell'animale.
In questi animali, le celle di visualizzazione non sono però tutte identiche, ma capaci di reagire diversamente e separatamente in condizioni di luce scarsa. In particolare le ricerche hanno individuato cellule capaci di entrare in funzione proprio quando giunge la notte, rendendo la retina estremamente sensibile anche a condizioni di luce prossime allo zero.
Merito del professor Malm è stato quello di mettere a punto un algoritmo efficace capace di decifrare i segnali di una telecamera costruita su funzionamento simile all'occhio di uno scarafaggio.
Il primo prototipo è stato realizzato e già sperimentato nel laboratorio di ricerca della Toyota a Bruxelles.
Fonte: Sciencedaily


















