Goolge è “cattiva?” Quache settimana fa Steve Jobs aveva ironizzato sullo slogan “don't be evil” con cui l'azienda di Moutain View dichiara la propria onestà nei confronti degli utenti, il suo impegno a non usare per scopi malevoli i dati che essi forniscono per usare i suoi servizi. Ora il tema torna d'attualità, non più per la questione di Google Cina o il Nexus One, ma per Google Buzz, il nuovo servizio di social networking aggiunto a Gmail: Buzz raccoglie i contatti online permettendo di condividere aggiornamenti di stato, foto e video dal programma di posta (ne abbiamo parlato qui).
Il problema lamentato dagli utenti è che Buzz è “obbligatorio”, nel senso che per creare le liste di amici con cui condividere prende automaticamente i contatti nella rubrica di Gmail. Ne sa qualcosa per esempio Eva Hibnick, studentessa di legge ad Harvard, che aprendo Gmail si è vista proporre Buzz, e pur rifiutandolo, si è trovata poche ore dopo ha scoperto che informazioni personali erano arrivate ai contatti della sua rubrica. Cosa capitata a lei e milioni di altri utenti (Gmail ha circa 146 milioni di iscritti).
Poche ore dopo il lancio di Buzz, infatti, sono arrivate le prime lamentele di utenti Gmail i cui contatti e informazioni erano arrivate anche a persone psicotiche o ex-mariti molesti. La vicenda ha coinvolto anche personaggi celebri: l'attrice Feilicia Day, che dopo aver mandato un messaggio su Buzz si è trovata la casella di Gmail invasa di messaggi di sconosciuti. E ha invitato a disabilitare subito il servizio. Addirittura, prima che Google cambiasse le prime regole, proprio separando i contatti della rubrica dalle liste di amici, i fans della Day avrebbero potuto vedere a chi l'attrice scriveva più spesso messaggi di posta.
Google ha riconosciuto subito l'errore ed è corsa ai ripari, cominciando a separare i contatti dalle liste di amici a una settimana dal lancio di Buzz e promettendo ulteriori modifiche a tutela della privacy degli utenti, per cui ha ribadito l'impegno.
Ma intanto si è mossa anche la Hibnick, che si è messa a capo di una class action contro Google. Anche se c'è il problema, per l'accusa, che non è chiaro quali informazioni siano state condivise esattamente e con chi. Secondo il legale della Hibnick, Google potrebbe essere condannata a un risarcimento di 1000 dollari per utente danneggiato. Una cifra stratosferica, date le dimensioni di Gmail. Anche se si potrebbe arrivare a un compromesso prima. Come avvenuto l'anno scorso a Facebook, che ha pagato 9,5 milioni di dollari per risolvere una class action per un caso simile (contro Beacon, un sistema di advertising che trasmetteva a terzi fuori dal sito l'attività degli utenti di Facebook).
Comunque vada a finire, nota John Quech, professore alla Harward Business School - a Google resta comunque un grosso danno d'immagine che non si toglierà facilmente di dosso. Per due motivi: uno è proprio quel suo slogan a difesa dell'onesta, “do no evil” “non fa male”; di cui l'azienda è "ostaggio"; l'altro è la popolarità stessa di Google: il fatto di essere di gran lunga il primo motore di ricerca crea grosse aspettative negli utenti per ogni nuovo servizio, e quindi l'errore è meno tollerato.
Sul caso di Buzz, infine, si è mossa anche l'Electrionic Privacy Information Center, l'organo di sorveglianza di Washington, ha chiesto alla Federal Trade Commission, l'Antitrust USA, di avviare un'indagine per verificare se gli utenti sono stati danneggiati e di fare sì che Google chieda loro se si vogliono iscrivere a Buzz anziché “arruolarli” automaticamente da Gmail.
Fonte: Times


















