Il lancio di Chrome, il browser di Google, avvenuto circa un anno fa, aveva creato un clima di aspettative così come era avvenuto, tempo prima, per Gmail nel campo del mercato della posta web-based.
Invece le cose non sono andate proprio come il gruppo si aspettava.
Google ormai è in competizione aperta praticamente con tutti, nel campo dei browser, dei sistemi operativi, della posta elettronica, della comunicazione via voce. Probabilmente l'apertura di tutti questi fronti ha creato un'atmosfera di discontinuità nell'aggressione al mercato.
In altri termini, Chrome è il più debole di tutti quanti i prodotti Google, soprattutto per quel che riguarda le prestazioni, la velocità, e le utility di cui può disporre. Questo ha creato un clima di insoddisfazione negli utenti, abituati a ben altre prestazioni attraverso gli altri browser, primo tra tutti Mozilla.
In un recente blog si è letto, qualche settimana fa, che Chrome può essere paragonato ad Achille della mitologia, pronto a entrare in battaglia da solo contro tutti. Ma il problema è che Chrome non è all'altezza dell'eroe mitico, non ne ha la forza e, per continuare nella similitudine, stavolta i troiani sono davvero duri da battere.
È così, con un modesto 4% di share a distanza di più di un anno (Chrome è stato lanciato il 1 settembre dell'anno scorso) l'accoglienza del browser non può essere considerato un vero successo. L'accoglienza, nel mondo degli utenti Internet Explorer è sempre stata tiepida e certo non ha giovato alla sua fama il fatto che non ne esiste una versione per Mac OS e per Linux, e quel mercato si sta sempre più vivacizzando.
Se si aggiunge l'inerzia della maggior parte degli utenti che, una volta adottato un browser, ben difficilmente sono interessati a provarne un altro per adottarlo, appare più che evidente come il fenomeno di rigetto si sia potuto manifestare in questo modo.
Ancora, l'area del browser è, più o meno inspiegabilmente, quella in cui gli utenti sono meno interessati a confronto delle prestazioni; un utente fidelizzato non ha alcun interesse a confrontare le prestazioni del suo software con quello concorrente. In altri termini, come riferisce un analista di Rakowsky Inc, "... molte persone non conoscono neppure nei si prendono cura delle funzioni del loro browser. Per loro si tratta solo di un mezzo per entrare nel Web”.
Lo dimostra il fatto che, a tutt'oggi, circa il 40% degli utenti non è ancora passato dalla versione 7 alla 8 di Internet Explorer.
Fonte:Infoworld


















