Il motore di ricerca ha annunciato, tre giorni fa, che non indirizzerà più, in maniera automatica, i visitatori del sito google.cn verso la pagina del dominio .hk (Hong Kong).
L'annuncio è stato dato a distanza di pochi giorni dalla prossima scadenza della licenza di Google di poter operare in Cina.
L'azienda spera così di placare i dissapori con negli organi ufficiali cinesi che hanno minacciato di revocare la licenza del Google Internet Content Provider (ICP) ove mai la compagnia non avesse smesso di reindirizzare i visitatori in maniera automatica.
Come già avevamo annunciato ieri, ambedue i contendenti stanno giocando una partita sul filo del rasoio, per quanto riguarda le concessioni. Google infatti ha annunciato che l'operazione di stop del reindirizzamento verrà effettuata, inizialmente, in maniera ridotta, probabilmente aspettando una contromossa da parte dei funzionari governativi.
L'iniziativa, giustificata da motivi tecnici, probabilmente nasconde il desiderio di aspettare, da parte del governo cinese, una pari iniziativa di distensione. Chi attualmente e nei prossimi giorni visiterà il sito google.cn troverà un banner che recita "... il sito è stato trasferito a Google.cn.hk. Credo, prego visitare il nuovo indirizzo". Cliccando sull'avviso o sul logo si verrà indirizzati al sito Web di Hong Kong.
È probabile che già domani si potrà sapere se il governo cinese accetterà il compromesso, rinnovando, in segno di buona volontà, la licenza di Google a continuare ad operare nel paese.
Nella competizione, il gruppo statunitense è comunque quello che ha la posizione più debole. Diversi analisti, primo tra tutti Rob Enderle di Enderle Group, ha chiaramente evidenziato come la posizione della compagnia sia piuttosto fragile. "Google ha una sola scelta: capitolare o abbandonare!" , si legge in un report.
I primi contrasti sono avvenuti in gennaio, quando Google è stato oggetto di un attacco al proprio network che, sebbene mai riconosciuto ufficialmente, pare sia stato messo a punto da intelligence governative. Dopo 2 mesi di negoziati, Google annunciò, in marzo, di non avere più intenzione di censurare le ricerche sul sito ufficiale, reindirizzando i visitatori al sito di Hong Kong, redatto in cinese semplificato.
Il problema è, adesso, quello che nessuno dei due contendenti vuol perdere la faccia; Google ha ovviamente interesse a riprendere la sua posizione ufficiale nel paese e le ripercussioni, sull'altro versante, della assenza del motore per quel che attiene all'aspetto commerciale sono sicuramente state pesanti. È quindi in atto una delicata e complessa contesa tra le due parti ma, attualmente, spetta al governo cinese mostrare una iniziativa di apertura e disponibilità.
Fonte: Ecocoma


















