Dall'anno prossimo le news su Google potrebbero non essere più gratuite, almeno in parte. BigG infatti studia un modello "premium" di accesso alle notizie del proprio aggregatore. Soluzione che considera non lesiva della libertà di accesso ai contenuti e non penalizzante per attirare gli inserzionisti, che rimangono la principale fonte di reddito per Mountain View.
“Open does not mean free”, accessibile non equivale a gratuito. Lo si legge in un documento inviato da Google in risposta alla Newspaper Association of America che chiedeva soluzioni per ricavare un reddito dai contenuti digitali. E con questa motivazione Google pensa di abbinare le due soluzioni di reddito, dalla pubblicità e dagli utenti.
Il pagamento per l'accesso ai contenuti farebbe certamente piacere agli editori on line: è recente lo scontro tra Google e la FIEG per quanto riguarda Google News, considetata dalla FIEG penalizzante per gli editori per gli accessi ai propri siti e le relative opportunità di ottenere inserzioni pubblicitarie nei propri spazi. E prima, era stato Rupert Murdoch a promuovere l'accesso a pagamento alle edizioni on line dei giornali.
La soluzione per Google è valida a certe condizioni: il valore dei contenuti proposti per gli utenti, la facilità di pagamento, la flessibilità di acceso (per esempio con anteprime gratuite, primo “clic” gratis; e per gli editori la possibilità di offrire la sottoscrizione a diversi titoli con un pagamento unico. Per quanto riguarda gli inserzionisti, a contenuti scelti corrisponderebbe pubblicità mirata, e quindi non le news a pagamento, per BigG, sarebbero vantaggiose anche per loro.

La schernata di Google news: dall'anno prossimo potrebbe diventare un servizio a pagamento.
Per avviare il nuovo servizio, dall'anno prossimo, Google sfrutterebbe il proprio servizio Google Checkout, concorrente di Paypal, che consente la ricerca degli articoli da acquistare e la gestione centralizzata delle transazioni, con maggiore sicurezza dei dati per l'utente finale. La soluzione più probabile sembra essere quella dei “micropagamenti” o degli abbonamenti, anche se l'entità del contributo non è ancora definita. Dovrebbe essere anche possibile aggregare diversi “acquisti di notizie” da editori diversi e in tempi diversi, fornendo garanzie agli editori, come limitazioni al credito a disposizione in base al comportamento passato dei clienti o sistemi di individuazione di abusi o frodi.
Il ricavato dai pagamenti – presumibilmente - andrebbe diviso tra diverse parti: l'editore, ma anche l'autore della notizia, oltre che la stessa Goolge. Non è certo se la soluzione “premium” per le news continuerà a coesistere con quelle gratuite: in tal caso sarebbero gli editori a richiedere il pagamento per l'accesso ai propri contenuti raccolti da Google.
Altri progetti per Google Checkout sono di consentire l'uso senza creare un accout (Guest Checkout), di mantenere un credito on line e avere e la formula delle “carte regalo” per gli acquisti, semplificare l'integrazione dei siti di e-commerce con il servizio di Google.


















