Tiepida è stato la reazione, a distanza di due settimane, all'annuncio di Google di abbandonare il mercato cinese da parte delle grandi aziende che hanno evitato di schierarsi e di conformarsi alla decisione della stesso gruppo di aggirare la censura, così come avevamo raccontato anche su queste pagine.
La presa di posizione del segretario di stato Hillary Clinton, che aveva invitato i più grossi nomi della tecnologia statunitense a supportare la battaglia contro la censura on-line, a distanza di 2 mesi dall'annuncio, pare sia caduta nel vuoto.
I più grossi gruppi tecnologici come Microsoft, Yahoo!, Cisco, Facebook e così via hanno curato attentamente di mantenere una prudente equidistanza da ambedue le posizioni, molto più preoccupati dei loro interessi commerciali che di specifiche attenzioni verso la libertà di espressione.
Solo casi isolati sono stati, nel frattempo, registrati a supporto delle iniziative di Google; l'episodio più importante è quello di Go Daddy, il più importante registrar di domini al mondo, che ha annunciato di non avere più intenzione di registrare nomi in Cina, motivando il come conseguenza delle forti restrizioni, a livello di identificazione, che le autorità cinesi richiedono al momento dell'iscrizione.
Un altro importante registrar, Network Solutions, ha riferito che già dal dicembre scorso non sta registrando nomi con il suffisso .cn, proprio a causa della "natura intrusiva" delle autorità cinesi nella privacy degli iscritti.
Al di fuori di questi importanti esempi, nessun altro nome fondamentale, nel mondo delle grandi compagnie statunitensi, ha annunciato di voler seguire la strada intrapresa da Google.
Microsoft, Apple, Yahoo! sono stati apertamente accusati dal congresso statunitense di curare espressamente i propri interessi a danno dei diritti di umani lesi fortemente da quello che ormai è noto come il "Grande Firewall Cinese".
Le risposte non si sono fatte attendere e viaggiano tutte tra l'ipocrita e il ridicolo. Ad esempio, Carol Bartz, capo esecutivo di Yahoo!, messa alle strette, ha dichiarato: "... non è nostro compito quello di garantire il rispetto dei diritti umani, qualunque sia il governo mondiale che li rifiuta".
Ancora più ipocrita è la risposta di Microsoft che, attraverso un suo portavoce, si è così espressa: "Apprezziamo e sosteniamo che ogni compagnia abbia il diritto di prendere differenti decisioni riguardo al proprio business. Rimaniamo ancora convinti che sia importante poter esprimere liberamente le proprie opinioni, e ci stiamo attivando (!?) perché questo avvenga in oltre 100 nazioni".
Il fatto è che questa dichiarazione non è stata poi seguita da alcuna iniziativa di nessun genere.
È la cosa più strana è che proprio Google, Microsoft e Yahoo! avevano inizialmente fondato la Global Network Initiative che aveva come scopo quello della promozione della libertà di espressione e della difesa della privacy su Internet.
Ma tant’è: “pecunia non olet”!
Fonte: Malaysian Mirror


















