Google batte Louis Vuitton, almeno in un round della battaglia legale che vede da una parte BigG e in particolare le sue riceche sponsorizzate (AdWords), dall'altra Louis Vuitton (e, in altre occasioni, altre aziende) che lamenta come violazione della proprietà del marchio la pratica di Google di vendere a terzi – concorrenti compresi del brand che fa causa – gli spazi pubblicitari legati alla ricerca per parole chiave che contengono il nome del brand stesso. Per esempio i risultati della ricerca “scarpe Louis Vuitton” sponsorizzata da un'altra azienda.
Un altro caso è stato quello la parola chiave “Interflora” comprata da M&S, un'azienda inglese che si occupa di consegnare i fiori, e che compare appunto accanto ai risultati della ricerca “Interflora” su Google.
Questo tipo di pratiche - che nel 2008 hanno fruttato a Google circa 21 miliardi di dollari - per la normativa dell'UE non costituisce violazione del brand , secondo quanto afferma un consigliere della Corte di Giustizia Europea.
Per ora il parere favorevole a Google – secondo cui le pratiche appena descritte non costituiscono violazione dei rispettivi marchi - viene da un consigliere, e quindi è un parere non vincolante. Anche se sarebbe comunque seguita dalla Corte di giustizia nell'80% dei casi del genere. La soluzione definitiva dell' "affaire Louis Vuitton" deve ancora venire da un pronunciamento da parte di una giuria della Corte di Giustizia europea, che deve pronunciarsi sul ricorso da parte di Google contro una sentenza di una corte francese a favore di Louis Vuitton.
E intanto, comunque, dicono i legali, le aziende che riuscissero a dimostrare che il proprio marchio viene danneggiato dalla pratica della ricerca per parole chiave su Google possono sempre citarla per danni. La battaglia dunque continua.
Fonte: Times on line


















