Ricercatori dell'università francese hanno avviato, nell'ultimo mese, una serie di interviste rivolte a un campione di 2000 individui rappresentativi di ogni fascia della popolazione per verificare se e come la contestata (e sovente ridicolizzata) legge antipirateria francese sia davvero riuscita a ridurre il fenomeno della pirateria peer-to-peer.
I risultati ottenuti dall'inchiesta sono a dir poco allarmanti; a fronte di un 15% di utenti impauriti dalle conseguenze previste, come pena, nella norma, più del 27% ha mostrato di avere aumentato la propria attività, spostandola verso servizi diversi e pertanto non perseguibili dalla legge.
A ben guardare poi i risultati dell'inchiesta, è apparso oltretutto evidente che una gran parte degli utenti ha trasferito le sue attività di download dall'area peer-to-peer, piuttosto lenta, a quella gestita da altre forme di tecnologia, come Rapidshare, Megaupload e così via, tecnologie che garantiscono, inoltre, velocità di download più elevate e, conseguentemente, maggiori difficoltà nell'individuazione.
Ricordiamo che, in caso di sottoscrizione dell'abbonamento a servizi di questo genere, è possibile godere di download anche superiori a 300 Mb/s quando, nelle condizioni più fortunate, un collegamento attraverso eMule, non riesce a raggiungere, anche in condizioni ideali, nemmeno la decima parte di questo valore.
In altri termini la legge ha bloccato una forma di pirateria, ma non ha fatto altro che trasferire i download illegali in altre aree, oltretutto anche più efficienti e, per certi versi, anche meno individuabili.
Legge malfatta e peggio applicata, la Hadopi non ha avuto neppure la possibilità di essere avviata, a causa, pare, di intoppi di tipo burocratico. D'altro canto esiste un altro grosso scoglio all'applicazione della legge stessa; entro aprile, è atteso il parere finale del Consiglio Costituzionale che dovrà decidere se e come questa legge intervenga sulla privacy degli utenti.
La soluzione più logica è stata probabilmente quella proposta dalla associazione delle case discografiche francesi che, già coscia dell’inutilità del provvedimento, hanno cominciato ad avviare progetti per la distribuzione, on-line, di brani a basso costo.
Fonte: Numerana


















