Nessuna delle nuove tecnologie potrà, in futuro, prendere il posto dei dischi rigidi.
Dalla loro invenzione, nel lontano 1950, gli hard disk e, più generalmente, le memorie di massa magnetiche hanno rappresentato il metodo principale di salvataggio non volatile dei dati.
E sebbene, specie recentemente, nuove tecnologie abbiano tentato e tentino di insidiare questo primato, molta acqua dovrà ancora passare sotto i ponti perché questo tipo di memoria di massa possa essere mandato in pensione.
In un recente studio pubblicato su IEEE Transaction of Magnetics, un gruppo di ricercatori della Carnegie Mellon University ha evidenziato, dati alla mano, la attuale impossibilità di sostituzione degli hard disk da parte di altri tipi di prodotti, in particolare nell'area delle alte capacità e del costo per byte.
Analizzando il progresso tecnico-commerciale subito da queste periferiche, gli stessi ricercatori hanno puntato il dito verso le nuove tecniche di registrazione per hard disk, come la PCRAM e la STTRAM.
Col primo nome si indica una particolare caratteristica del vetro calcogenidico, capace di trasformare la sua fase da vetrosa a microcristallina se sottoposto a particolare riscaldamento differenziato.
Sotto il nome di STTRAM si nasconde invece una sofisticata forma dell'attuale registrazione magnetica, che adotta una tecnica di tunneling dello stato degli elementi in per una migliore utilizzazione degli stessi.
Su queste basi sarà possibile realizzare, in un decennio, HD da 2.5" capaci di almeno 14 TB, a una frazione del costo degli attuali al top della linea. E la tecnologia a nanotubi potrebbe offrire molto di più.
Fonte: Mark H. Kryder and Chang Soo Kim. “After Hard Drives - What Comes Next?” IEEE Transactions on Magnetics, Vol. 45, No. 10, October 2009.


















