Condanna globale senza appello da parte del segretario di Stato, che ha stigmatizzato il cyberattacco cinese e la rigida censura che, in questo paese, continua ad impedire l'accesso a uno degli ultimi mondi liberi ormai esistenti.
Paragonando senza mezzi termini la politica cinese di censura del Web a un secondo muro di Berlino, la Clinton ha auspicato " la presenza di un solo Internet, dove tutta l'umanità ha eguale diritto alle stesse conoscenze e idee".
Contemporaneamente ha puntato il dito contro le nazioni che, più di tutte, adottano sistemi rigidi di censura verso l'uso di questa risorsa, citando, in particolare, la Cina, l'Iran, l'Arabia Saudita e l'Egitto.
Ha inoltre affermato che le nazioni che costruiscono barriere e filtri verso Internet contravvengono alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo delle Nazioni Unite, che garantisce in maniera precisa e inequivocabile la libertà di informazione per qualunque cittadino del nostro pianeta.
Ancora, riferendosi agli episodi di cyber spionaggio nei confronti di Google, la Clinton ha dichiarato che nazioni o individui che abbiano avviato cyberattacchi di qualunque genere "dovranno poi sopportare le conseguenze di una condanna internazionale del loro comportamento". In un mondo da tempo interconnesso, un attacco al network di una nazione va considerato come attacco a tutte quante le altre.
"Ci auguriamo", ha continuato la Clinton, "che le autorità cinesi conducano una accurata e severa indagine sugli episodi che hanno interessato Google".
Sull'altro versante, il vice primo ministro degli esteri He Yafei ha cercato di smorzare i toni del problema, con vaghe affermazioni sulla mancanza di responsabilità del governo in iniziative di questo genere, e ha comunque dichiarato che l'incidente di Google non avrà, per la Cina, alcun effetto sulle relazioni bilaterali dei 2 paesi. "Altrimenti il governo cinese avrà la facoltà di interpretare in maniera diversa l'episodio", ha continuato, mescolando disponibilità a tono minaccioso.
Fonte: Reuters


















