Ricercatori dei laboratori IBM stanno sperimentando una combinazione di DNA e nanotecnologia, con l'intenzione di produrre, più presto di quanto non si pensi, più potenti ed efficienti chip, anche in termini di facilità d'uso.
Nel comunicato di presentazione del progetto, Big Blue afferma che la combinazione elevata potenza-basso consumo che questa tecnologia promette sarebbe determinata dalla capacità delle molecole di DNA di ricombinarsi tra loro permettendo ai nanotubi di assemblare gruppi di esse in pattern ben precisi. Questo consentirebbe ai produttori di passare da tecnologie da 45 nm, attualmente lo standard corrente, fino al 22 nanometri e oltre.
Spike Narayan, capo del gruppo di tecnologia avanzata di IBM ha riferito che "... il costo per lo sviluppo di prodotti di dimensioni sempre più piccole senza per questo sacrificare le prestazioni ha raggiunto, secondo le tecniche di produzione industriale attuali, quasi il limite della convenienza. La nuova tecnologia proposta supererebbe agevolmente il problema consentendo la messa sul mercato di prodotti incredibilmente più potenti rispetto a quelli attualmente esistenti.
Se IBM riuscirà a portare a termine il progetto e, soprattutto, a fornire uno standard di produzione conveniente, la sorte degli attuali processori, come quelli prodotti da Intel e AMD, basati su una mito miniaturizzazione sempre più spinta di elementi discreti, potrebbe essere definitivamente segnata.
Indipendentemente dall'autorevolezza della fonte (IBM non è avvezza a comunicati che poi non hanno più seguito), ricordiamo che già alcuni mesi fa ricercatori della McGill University erano riusciti a produrre un cristallo tridimensionale a livello atomico che poteva essere utilizzato nella produzione di chip.
Ancora, lo scorso inverno un gruppo di ricerca del MIT era riuscito a combinare nanotecnologia ed DNA per combattere manifestazioni cancerose.
Il comunicato merita anche rispetto in quanto IBM è da tempo impegnato nella ricerca della combinazione dei due elementi. In febbraio, ricercatori del gruppo avevano utilizzato DNA puro nella costruzione sperimentale di alcuni processori.
Successivamente la stessa IBM aveva pubblicato un ampio studio in cui dimostrava come l'utilizzo di catene del DNA potevano sostituire agevolmente il processo di litografia ottica attualmente impiegato nella produzione di semiconduttori.
Font: Yahoo News


















