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Il grande "buco nero" dei cinesi

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30
09 2010
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Di Raffaello De Masi

In fase di realizzazione un gigantesco impianto che ospiterà il primo supercomputer della nazione

 

Da tempo l'interesse degli osservatori è orientato verso i progetti cinesi nel mondo del supercalcolo. E alcuni giorni fa, David Turek ha resa pubblica una foto che mostra un grosso cantiere, aperto nel sud della Cina e destinato ad ospitare il progetto.

Parlando al forum IEEE-USA tenutosi alla fine della scorsa settimana, Turek ha presentato una foto nelle fasi iniziali di realizzazione di una costruzione che ospiterà il primo supercomputer cinese a Shetzen.

 

 

Definendolo un "buco nero" nel fare riferimento all'immenso scavo visibile nell'immagine e destinato ad accogliere una altrettanto gigantesca costruzione, il vicepresidente della sezione progettazione avanzata di IBM ha comunque evidenziato come la Cina non sia la sola nazione interessata alla realizzazione di un supercomputer, considerando che anche l'Europa e il Giappone hanno, in tempi diversi, avviato progetti di questo tipo.

La notizia riguarda soprattutto l'interesse, dimostrato da questi paesi, nel progettare la futura generazione di supercomputer, capaci di prestazioni di classe exaflop, 1000 volte superiori rispetto ai più potenti sistemi di oggi dotati di capacità di petaflop. Ricordiamo che un exaflop è capace di un quintilione (o un milione di trilioni) di operazioni in virgola fluttuante al secondo.

Il risultato è l'attacco alla leadership statunitense nel campo delle supercalcolo, finora ritenuto appannaggio esclusivo degli USA.

Le previsioni sono che, nel giro di un anno, potrebbero esserci più sistemi classificati in Top500 in Cina che in Europa. Ed è probabile che, entro il 2020, tutte le grandi macchine lavoreranno su valori di exascale.

 

La cosa più interessante, in tutto questo, e che l'approccio delle diverse nazioni è differente, per quel che attiene alla progettazione e alla realizzazione di sistemi supercomputing. Oggi una macchina petascale contiene 200.000 microprocessori, valore, a livello di hardware, ancora realizzabile mentre la nuova classe dovrebbe, in teoria, includere da 100 milioni a 1 miliardo di core.

E questo comporterebbe una richiesta, in termini di alimentazione, enorme. Oggi un sistema da due petaflop richiede 2 MW di potenza disponibile e pensare, in termini attuali, a una macchina che esiga una alimentazione proporzionalmente inimmaginabile avrebbe del fantascientifico se l'approccio a questo tipo di prodotto non fosse diverso, basato su una nuova tecnica definita “codisegno”.

Comunque, la corsa è aperta. Attualmente la Cina possiede il supercomputer numero due della classifica mondiale, il Nebulae, capace di 1.27 petaflop, secondo solo al Cray Jaguar da 1.76 petaflop a disposizione del laboratorio nazionale del Dipartimento di energia di Oak Ridge.

La classifica completa delle macchine più potenti del mondo è disponibile qui  

Fonte IDG
 

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