La ricerca parte da ripetute osservazioni in base alle quali si era notato che militari addetti al recupero dei feriti in zone di guerra venivano, durante l'azione di salvataggio, interessati molto spesso dal fuoco nemico.
L'idea è stata quindi quella di fornire al robot le competenze necessarie per poter entrare nell'area di combattimento ed effettuare le operazioni di recupero, senza esporre a rischi il guidatore dei mezzi di recupero.
Il progetto, capitanato dal professor Seth Teller, direttore di uno dei dipartimenti del CSAIL, ha messo a punto un'apparecchiatura dotata di caratteristiche di intelligenza artificiale capace di "imparare" l'ambiente in cui si muove e dotato di sensori atti a individuare feriti o corpi inanimati.
Il progetto segue, per così dire, un altro realizzato nello scorso giugno in cui fu presentato un velivolo senza pilota realizzato per distribuire attrezzature e approvvigionamenti a soldati nelle zone di guerra.
La necessità di un velivolo automatizzato di questo tipo derivava dall'esigenza di rifornire continuamente soldati sul campo di battaglia soprattutto per quanto riguardava la distribuzione delle munizioni che è stato dimostrato essere una delle forniture a più rapido esaurimento.
Il V-Star, questo il nome, ha un'autonomia di circa un migliaio di km ed è capace di trasportare un carico di 200 kg. Grazie alle sue dimensioni estremamente compatte è inoltre difficilmente raggiungibile dal fuoco nemico.
Il professor Teller ha dichiarato che molto del software utilizzato nella sua creazione dipende dal più ampio progetto che il MIT ha perseguito negli ultimi tempi e che va sotto il nome di DARPA’s Grand Challeng auto race, progetto cui hanno partecipato diverse università.
Fonte: MIT


















