Il mercato dei processori a tecnologia avanzata ha fatto, la settimana scorsa, un decisivo passo in avanti con la definitiva presentazione, pressoché contemporanea, dei nuovi processori six-core da parte di Intel Corporation e Advanced Micro Devices.
La prima ha rivelato i segreti del suo chip Core i7-980X Extreme Edition, accreditato di una velocità di 3.33 GHz e capace di gestire contemporaneamente 12 processi (2 per core) contemporaneamente. La data di distribuzione del chip, nome in codice Gulftown, non è stata resa nota.
AMD, dal canto suo, ha presentato al CeBIT la nuova versione del Phenom II X6, pur senza dichiarare dettagli particolari riguardanti le sue performance e la struttura della cache.
Nonostante il salto di qualità di questi prodotti, gli analisti hanno definito l'operazione come una evoluzione, piuttosto che una rivoluzione, soprattutto a causa della mancanza di software che possa, attualmente, trarre vantaggio dai sei core.
Solo in futuro, soprattutto nell'ambito dei giochi, potrà vedersi una tecnologia capace di servirsi di tutti quanti i core per forme di elaborazione parallela. Lo riferisce Dan Olds, analista del gruppo Gabriel Conculting, che fa rilevare come il processo di evoluzione del software marci a una velocità di decisamente inferiore rispetto all'hardware.
A testimonianza di questa affermazione ricorda come sia stata lento l'upgrade dei programmi nel passaggio dal dual al quad-core.
In ogni caso sarà proprio l'area dei desktop a beneficiare, inizialmente, di questa evoluzione dell'hardware, anche se, secondo quanto riferiscono diversi osservatori, la maggioranza degli utenti di questo tipo di prodotto stanno sempre più disinteressandosi alla corsa alle performance, le quali appaiono avere molta più importanza nel settore impresa di medie e grandi dimensioni.
Fonte: The Standard


















