La Confindustria, nel corso del convegno inaugurato a Milano il 28 settembre 2009, ha presentato l’”Osservatorio Italia Digitale 2.0”, realizzato da Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici in collaborazione con il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica.
Dalle relazioni e dal documento finale del convegno (reperibile al link riportato in calce) appare impressionante il ritardo che ancora esiste in Italia nell’utilizzo di Internet per lo sviluppo di una società dell’Informazione e della Conoscenza.
L'analisi avviata mostra a chiare lettere quello che senza mezzi termini è stato definito "l'analfabetismo della popolazione italiana nell'uso degli strumenti IT e di Internet". Circa il 38% delle famiglie italiane non ha mai utilizzato i servizi on-line e, cosa ancora più grave, il 73% della popolazione che non possiede un personal computer ritiene inutile dotarsi dei servizi della rete e di un collegamento a banda larga.

L'analisi punta il dito contro la mentalità speculativa delle compagnie telefoniche e in particolare del gestore nazionale dei servizi, il quale ancora continua a non ritenere conveniente espandere la banda larga ad aree in cui il valore intrinseco della convenienza commerciale si riduce.
Si verifica, pertanto, il diffuso e, per certi versi, abnorme fenomeno del maggior incremento percentuale, durante l'anno, dei collegamenti in banda larga mobile, tant'è che si ritiene che circa il 4% delle famiglie italiane utilizzi proprio questo sistema per garantirsi una connessione significativa ed affidabile.
Si rileva ancora come i servizi di e-government, peraltro ampiamente pubblicizzati dalla pubblica amministrazione, siano ancora lacunosi e, talvolta, poco affidabili. Ma la cosa che più preoccupa e rende perplessi è il fatto che il fenomeno è ancora più accentuato in ambito aziendale e industriale.
Incredibile a dirsi, il 29% delle aziende con meno di 10 addetti è privo di un personal computer e circa la metà non ha connessione in banda larga. I motivi di un comportamento di questo genere - che cozza, oltre tutto, con qualsiasi logica di sviluppo aziendale - appaiono legati, da una parte, ad una concezione poco dinamica nell'ambito delle aziende a gestione familiare (e, talvolta, patriarcale), dall'altra al diffuso fenomeno di adottare, come consulenti, personale di dubbia preparazione, senza alcun titolo di studio specifico.
Il risultato è, alla fine, un prodotto scadente, poco affidabile, che divisinvoglia dal continuare l'esperienza, cristallizzando ancora di più la convinzione che la presenza on-line sia inutile e perfino dannosa.
La relazione completa dei lavori, assieme a un'attenta analisi delle reti e dei servizi innovativi come mezzo per uscire dalla crisi sono riportati qui


















