Un team dell'Università di Kyoto ha presentato un progetto che prevede la clonazione di un mammout utilizzando tecnologie già sperimentate su specie viventi, con lo scopo di riportare alla vita l'antico pachiderma in un periodo previsto di 5 anni.
La base di partenza sarebbe rappresentata da alcune cellule prelevate dalla carcassa di un mammout ritrovato l'estate scorsa in perfette condizioni nella tundra siberiana.
Il direttore del progetto, Akira Iritani, ha riferito che tutto il progetto e la fase di preparazione sono stati già stata messi a punto; secondo il piano, il nucleo di alcune cellule dell'animale verrà inserito in un ovulo di elefante da cui è stato prelevato il nucleo, allo scopo di creare un embrione contenente geni del mammout.
L'embrione sarà poi inserito in un utero di un elefante femmina, nella speranza che possa portare avanti una gravidanza fino alla nascita di un piccolo mammout.
Com'è noto, la scoperta dei primi esemplari risale alla metà del secolo scorso; gli esemplari erano spesso in perfette condizioni di conservazione a causa delle basse temperature della regione.
Purtroppo la notevole arretratezza dell'area e la scarsità di comunicazioni impedì il recupero, da parte di gruppi scientifici, degli animali che furono perfino utilizzati per alimentare cani e altri animali domestici.
La recente scoperta di un esemplare in buone condizioni ha mostrato la presenza di tessuti molto ben conservati, attraverso cui è stato possibile recuperare cellule da utilizzare nel processo di collaborazione.
Il gruppo di ricerca ha comunicato che i primi risultati potrebbero aversi nei prossimi 5-6 anni.
Il gruppo, di cui fa parte anche un ricercatore specializzato nello studio di questi pachidermi e due esperti di genetica degli elefanti, ha messo a punto una tecnica originale per estrarre il DNA dalle cellule congelate, processo questo particolarmente complesso a causa soprattutto del danno che le cellule stesse sopportano nel processo di congelamento.
Nella progettazione, sono risultati di estremo aiuto i risultati ottenuti dalle ricerche sviluppate nel 2008 da Teruhiko Wakayama, direttore del Riken Center for Developmental Biology, che, in quell'occasione, dimostrò come fosse possibile clonare un topo da cellule di un altro esemplare rimasto congelato per 16 anni nel permafrost.
Il progetto prevede, dopo la nascita del mammout, lo studio specifico dei suoi geni per stabilire il motivo per cui la specie si estinse alla fine dell'ultima glaciazione senza riuscire ad adattarsi alle nuove condizioni.
È curioso notare che l'80% dei resti del mammout sono stati ritrovati nella Repubblica di Sakha, nell'estremo est della Siberia.
Fonte: FoxNews


















