Seppellito nella tundra compresa tra il Tibet e della Cina, esiste un tipo di gas naturale congelato contenente una complessa struttura formata da metano e cristalli di ghiaccio.
La Cina ne ha scoperto un esteso giacimento in settembre, e la scorsa settimana il governo della provincia di Qinghai ha annunciato un piano di più specifiche ricerche per verificare l'effettiva utilizzabilità di questo tipo di energia.
L'idrato di metano, questo il nome specifico, consiste in una "gabbia" di molecole d'acqua che intrappolano, all'interno, metano. Si tratta di una roccia molto diffusa in tutte le aree glaciali e potrebbe rappresentare, secondo le prime stime, una fonte di energia sufficiente a soddisfare le esigenze della Cina nei prossimi novant'anni.
L'idrato, spesso definito anche ghiaccio combustibile grazie alla sua caratteristica di poter bruciare all'aria senza particolari trattamenti, ha la caratteristica di essere particolarmente ricco di metano e, contemporaneamente, di offrire, per quest'ultimo componente, una notevole purezza.
Ancora, ricerche specifiche sulla qualità del giacimento hanno evidenziato come sia caratterizzato da una elevata densità che permetterebbe a un metro cubo di ghiaccio di rilasciare 164 metri cubi di metano.
L'elevata energia specifica di questa roccia è legata al fatto che il metano è intrappolato all'interno della struttura cristallina del ghiaccio in forma estremamente compressa. Se le stime sui giacimenti già scoperti si dimostreranno esatte e verrà messo a punto un sistema di estrazione rispettoso dell'ambiente, esperti hanno stimato che il combustibile così ottenuto potrebbe garantire energia pari a tutti gli altri, di origine fossile messi insieme. Inoltre l'elevata purezza garantirebbe anche una più efficace lotta all'inquinamento da emissione di articolato.
Il ghiaccio combustibile, già scoperto in oltre 100 paesi, è contenuto sia nel permafrost (lo strato di terreno congelato delle zone polari) sia nel ghiaccio artico e antartico. Oltre alla Cina, ricerche parallele sono già state sviluppate dagli Stati Uniti, dal Giappone e dalla Repubblica della Corea. Inoltre, scienziati messicani hanno scoperto, nel Golfo del Messico, sacche di idrato di metano altamente concentrato che potrebbe fornire diversi trilioni di metri cubi di gas. Grandi quantità, ancora, di questa roccia sono già state scoperte in Alaska.
Il vero problema da affrontare prima dell'utilizzo finale è rappresentato dalle possibili conseguenze sull'inquinamento per dispersione; infatti, il metano, se rilasciato direttamente nell'atmosfera (come potrebbe avvenire durante le fasi di estrazione per problemi di perdite) contribuisce fortemente ad aumentare l'effetto serra.
Diverse compagnie petrolifere, tra cui, in prima linea, la BP, stanno già studiando come affrontare in maniera sicura quest'ultimo ostacolo. In fase previsionale, l'utilizzo di questo tipo di combustibile potrebbe avvenire, nell'ipotesi più favorevole, entro i prossimi 5 anni, periodo che potrebbe vedere, nel frattempo, l'estendersi di ricerche in aree non ancora esplorate.
Fonte: Samaylive e US Dept of Energy


















