Li Yizhong, ministro dell'industria e dell'informazione tecnologica del governo di Pechino, ha riferito, in una conferenza tenutasi sabato nella capitale, che Google potrà continuare ad offrire i propri servizi solo se obbedirà in maniera precisa e puntuale alle leggi e alle regole stabilite dal governo.
"Chiunque disobbedisce alle norme del nostro paese non è amico, si comporta da irresponsabile e ne pagherà le conseguenze", queste le specifiche parole pronunciate durante l'incontro, parole che dimostrano ancora una volta l'intransigenza del governo e chiudono, di fatto, gli spiragli di possibili aperture intravisti nelle settimane scorse.
Ancora più dura è stata una successiva dichiarazione in cui lo stesso ministro ha affermato che, con o senza Google, il mercato Internet cinese continuerà a crescere senza problemi. E in ogni caso chiunque attenti alla "stabilità del popolo" sarà oggi e nel futuro, immediatamente bloccato.
Infine, lo stesso Yizhong ha smentito che, in qualche modo, il governo sia direttamente responsabile dei fenomeni di controllo dei servizi di posta elettronica e di hacking verificatisi nelle settimane scorse.
Il CEO di Google Eric Schmidt aveva riferito, venerdì, in una conferenza tenutasi negli emirati arabi, che la sua compagnia stava continuando i negoziati con il governo cinese per risolvere e superare gli ostacoli alla disputa divenuta ormai annosa. Tra le righe delle dichiarazioni è apparso comunque che la strada per raggiungere un risultato efficace è ancora molto lunga.
È di ieri, infine, l'ultima notizia, non confermata, che i negoziati sono giunti a un punto morto che segnerebbe, probabilmente, la fine di ogni possibilità di accordo e l'uscita definitiva di Google dalla scena.
Fonte: Usa Today


















