La SIAE propone una imposta su PC e cellulari

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12 2009
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Di Raffaello De Masi

La tassa fa seguito a quella gia’ esistente sui masterizzatori e videoregistratori.

 

Diventa sempre più insistente e degna di attenzione la notizia, riportata dal presidente di Asstel e dall'amministratore delegato di Fastweb, Stefano Parisi, secondo cui la società che tutela il diritto di proprietà degli autori e degli editori vorrebbe estendere la tassa già in vigore sugli apparecchi di registrazione, imponendola anche ai PC e ai telefoni cellulari.


La notizia è circolata, alla fine della settimana, durante lo svolgimento delle Giornate di Studio Marconiane, organizzata dalla fondazione Ugo Bordoni. I due dirigenti hanno riferito di una riunione tenutasi presso il Ministero dei Beni Culturali in cui l'azienda che tutela, in Italia, i diritti d'autore vorrebbe imporre una tassa sull'acquisto di apparati di elaborazione e trasferimento dati, come PC e telefonini, così come avviene già per gli apparati per la duplicazione di contenuti, come masterizzatori e videoregistratori.


Questo nuovo balzello (si parla di una imposta una tantum di 2 euro per cellulare) è stato giudicato ingiustificato dai 2 funzionari che hanno sottolineato a chiare lettere che la SIAE già percepisce circa 60 milioni di euro per gli apparecchi di registrazione già nominati. Questo nuovo modo di tassare l'industria della comunicazione non farà altro che far aumentare ancora di più i prezzi che, inevitabilmente, si ripercuoteranno sull'utenza.


I due funzionari hanno inoltre evidenziato come l'imposizione della tassa parta, così come è avvenuto per gli apparecchi di registrazione, da una presunzione di reato, chiamando in causa la giustificazione della SIAE che ha riferito che la stessa tassa ha la sua giustificazione nella possibilità di trasferimento di materiale sottoposto a copyright tra possessori di PC e telefonini.

Ma tutto questo cozza contro qualunque elementare norma giuridica che prevede, al contrario, che la colpevolezza non possa essere presunta ma solo dimostrata a posteriori.


Nonostante questa più che giusta osservazione, è molto probabile che il progetto passi, attraverso un decreto dei Beni Culturali di concerto con il Gruppo di Programmazione di Sviluppo Economico.


Fonte: Ministero per lo Sviluppo Economico
 

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articolo siae

In risposta all'articolo in oggetto, il comunicato di:

Confindustria Cultura Italia
Federazione Italiana dell¹Industria Culturale

CONFINDUSTRIA CULTURA: NESSUNA TASSA SU TELEFONINI
MA GIUSTO COMPENSO PER UTILIZZO CONTENUTI.
CON L'EVOLUZIONE TECNOLOGICA ANCHE I CELLULARI
SONO STRUMENTI PER RIPRODURRE CONTENUTI
PROTETTI DA COPYRIGHT

Nei giorni scorsi il Presidente di Asstel, Stefano Parisi, ha lanciato
l'allarme su una potenziale nuova tassa sui telefoni cellulari. Parisi sa
bene come attirare l'attenzione dei giornali: parlare di nuove tasse in
tempi di crisi e in periodo di Finanziaria è come parlare di corda in casa
dell'impiccato. Se poi si parla di tasse sull'oggetto più amato dagli
italiani ecco il mix ideale per raccogliere il consenso popolare.

Confindustria Cultura, che rappresenta le maggiori imprese nel settore della
musica, del cinema, dell'audiovisivo e dell'editoria contesta la posizione
di Parisi. Il Presidente di Asstel infatti si è dimenticato di affermare che
da oltre quattro anni l'Italia attende un decreto per aggiornare i compensi
sui supporti e gli strumenti che consentono di realizzare copie private ad
uso personale in linea con l'evoluzione in atto in tutta Europa.

E' certamente più popolare dire agli italiani, imprese e consumatori, che è
meglio non pagare che pagare, ma quando si usano parole improprie come
"tassa" e "incapacità di farsi pagare i contenuti da parte dell'industria
culturale" si passa anche il limite dell'onestà intellettuale. Dimentica di
dire agli italiani onesti che gli stessi prodotti dell'elettronica di
consumo costano in Italia più che in Europa, quando in Europa già si
applicano le norme aggiornate sulla copia privata e in Italia ancora no. Chi
può sostenere che sia colpa dell'industria dei contenuti? Solo chi
impunemente aumenta i suoi margini a danno della giusta remunerazione di
tutte le altre categorie.

Non solo, l'innovazione tecnologica trae il proprio sviluppo proprio dal
fatto che vi siano contenuti di qualità da riprodurre, ascoltare o vedere
sugli apparecchi, anche mobili. Per quanto riguarda in particolare i
telefoni cellulari, Parisi dimentica di precisare che si tratta unicamente
dei cellulari che hanno la funzione integrata di riproduttore musicale e
audiovisivi. E secondo una ricerca condotta nel 2009 da Forrester, in
Italia, l'uso degli apparecchi mobili per ascoltare musica è più diffuso tra
i consumatori dell'ipod con un 19 % del mobile contro il 18 % della
penetrazione del più diffuso lettore di file musicali. Non assoggettare al
compenso i terminali mobili dedicati sarebbe quindi un grave errore e
soprattutto introdurrebbe una disparità nei confronti dei comuni lettori mp3
già assoggettati al compenso.

distinti saluti

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