Nel 2009 le vendite dei netbook dovrebbero schizzare verso l'alto del 50% e questo non farà piacere a Microsoft. Non perché ci sia al momento un drammatico travaso di quote di mercato tra Windows e Linux, ma perché la sola disponibilità del sistema del pinguino per questi prodotti costringe il colosso di Redmond ad adeguare le sue tariffe, mantenendo in vita indefinitamente Xp e riducendo i suoi margini di guadagno.
A dirlo è Jim Zemlin, direttore esecutivo della Linux Foundation, che in un'intervista pubblicata su InformationWeek specifica che le cose potrebbero non migliorare per Microsoft con l'introduzione di Windows 7. Il nuovo sistema, diversamente da Vista, dovrebbe essere sufficientemente scalabile e leggero da essere impiegato anche su macchine meno potenti, ma il costo a licenza OEM dovrà essere necessariamente basso su questi prodotti, per potersi confrontare con Linux, il cui gradimento in tempi di crisi cresce sensibilmente.
In effetti su computer che si aggirano sui 2-300 euro di listino, il peso del sistema operativo può essere determinante, specie se si considera che le funzionalità offerte rimangono più o meno le stesse. Oggi i consumatori tendono a scegliere Xp malgrado si ritrovino a pagare 30-50 euro in più per avere qualche caratteristica in meno, ma come andranno le cose quando al vecchio ed economico Windows si sostituirà il nuovo sistema? Come potrà Microsoft con i suoi ipertrofici costi da monopolista confrontarsi seriamente con il mondo del software open source?
Fonte: InformationWeek


















