Un mese fa MSI fece dichiarazioni capaci di generare molte polemiche nella comunità open source. Secondo il produttore orientale, infatti, i suoi netbook basati su sistemi Linux, seppur appositamente customizzati, scontentavano quattro volte più utenti degli stessi prodotti equipaggiati con Windows XP Home.
A queste dichiarazioni hanno fatto eco anche altri produttori di mini notebook a basso costo, che in qualche caso si cimentavano per la prima volta con la vendita di sistemi Linux all'utenza consumer, e anche noi abbiamo raccolto testimonianze simili dai portavoce di produttori come Samsung, Acer e Fujitsu-Siemens.
Secondo queste dichiarazioni, infatti, il consumatore distratto acquisterebbe il piccolo portatile attirato dal prezzo particolarmente competitivo, e solo dopo si renderebbe conto della limitata compatibilità con i programmi che già conosce. In molti casi la delusione porterebbe a restituire il prodotto al venditore richiedendo magari un modello basato su Windows.
A smentirli tutti ci ha pensato l'iniziatore e indiscusso numero uno del mercato dei netbook, ovvero Asus, ideatore del marchio EeePC che gli ha permesso di vendere quattro milioni di mini portatili nel corso dell'ultimo anno.
In un'intervista rilasciata a fine ottobre su Laptop Magazine, il CEO di Asus Jerry Shen ha infatti dichiarato che i tassi di restituzione di EeePC basati su Windows e Linux sono equivalenti, e questi ultimi sono richiestissimi soprattutto in Europa.
In effetti, ha aggiunto, se usati nella modalità semplificata con le speciali utility di gestione, i due prodotti sono molto simili e gli utenti non sembrano avere problemi di utilizzo.
Fonte: Ostatic


















