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News online, dal 2011 il New York Times si paga

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01 2010
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Di Giulio Mandara

Ogni mese un certo numero di articoli saranno gratis (compresi quelli raggiunti dai motori di ricerca) per gli altri si pagherà una tariffa fissa. Tutto gratis per gli abbonati all'edizione cartacea

 La notizia era nell'aria da tempo, ma ora è ufficiale: dal 2011 l'edizione online del New York Times sarà a pagamento, dopo il superamento della soglia di news gratuite. Numero che è ancora da stabilire, così come l'ammontare della tariffa, che sarà comunque forfettaria e non coinvolgerà gli abbonati all'edizione cartacea del giornale, anche solo quello della domenica. Nel conto delle news gratuite entrano anche quelle raggiunte direttamente dai motori di ricerca, eccetto il primo (peraltro, anche Google, da parte sua, starebbe studiando l'accesso a pagamento alle proprie news).
 
 
Dal 2011 l'edizione online del New York Times, superata una soglia di articoli gratuiti, sarà a pagamento (foto: NYT).
 
Questi i dettagli noti della decisione presa da The Times Company, l'editore del quotidiano newyorkese, che per ora coinvolge i lettori assidui, e quindi presumibilmente più disposti a pagare. Questa politica è dettata dall'intenzione di rendere meno traumatico il cambio di strategia ai milioni di lettori del sito (17 milioni al mese solo negli USA, dice l'editore), molti dei quali occasionali.
La decisione era in cantiere da due anni, e nella redazione del giornale anzi c'è chi ritiene che andasse presa già molto tempo fa. Un vicedirettore commenta: “dobbiamo sbarazzarci dall'idea che l'informazione di qualità possa essere gratuita”. La stessa tesi sostenuta e difesa a più riprese anche da Rupert Murdoch, proprietario della holding dell'informazione News Corporation. 
 
Ma ora occorrono i tempi tecnici per creare il software di gestione dei pagamenti, da integrare in modo trasparente e non invasivo nel sito, e quello per creare il database degli abbonati al giornale cartaceo, che non pagheranno le news online. 
 
L'intenzione dell'editore non è quella di creare un modello di business alternativo alla pubblicità – che pure è drasticamente calata negli ultimi anni - ma quella di sfruttare al massimo entrambe le fonti di reddito. Una politica che suscita anche critiche: uno stimato giornalista della Reuters, per esempio, divide i giornali tra quelli di successo, che si preoccupano prima del lettore e poi dell'inserzionista, e quelli fallimentari che fanno il contrario.
 
La svolta del New York Times ha suscitato reazioni diverse. I lettori, che a migliaia hanno riempito di post il sito del giornale,  in maggioranza si oppongono, e dicono di non voler pagare. Gli analisti finanziari e i giornalisti che si occupano del tema, in genere approvano la decisione, anche se alcuni criticano nello specifico la formula scelta  NYT (che peraltro aveva studiato altre formule, come quella di dividere i contenuti tra gratuiti e a pagmento, o quella del prezzo variabile in base all'assiduità del lettore). Il parere diffuso è che il quotidiano americano abbia i mezzi per attuare con successo il proprio progetto, a differenza di altri concorrenti che potrebbero tentare di imitarlo in futuro. Altri sostengono che la svolta decisa dal giornale sia non solo giusta, ma anche necessaria per la sopravvivenza stessa del giornale.

I più noti giornali americani che già hanno adottato la politica delle news online a pagamento ci sono il Wall Street Journal e il Financial Times.

Fonte: NYT

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