Il Palm Pre sarebbe sfruttato dal produttore per controllare chi usa il proprio smartphone e come. In particolare, il Pre invierebbe a Palm informazioni sulla posizione geografica e sulle applicazioni usate dai propri clienti, tempo di attività compreso. Naturalmente, il tutto a loro insaputa.
Questo l'allarme (e l'accusa) lanciato da Joey Hess, sviluppatore Debian che ha scoperto il trucco attraverso i file di log del proprio Pre, scovati nel sistema operativo Web OS seguendo una semplice procedura trovata sul web (il post si trova a questo link). E afferma che qualunque utente Linux che abbia voglia di curiosare all'interno del Pre riuscirebbe a fare altrettanto.
Palm, interpellata sul caso, si difende affermando che la propria Privacy Policy specifica i casi in cui potrebbe usare le informazioni sui propri clienti, naturalmente a loro vantaggio: per esempio raccogliere i dati forniti dai servizi “location based” (come navigazione o geotagging) serve a dare loro maggior risalto su Google Maps. Meno facile capire a cosa serva raccogliere informazioni sui programmi usati, se non, genericamente, per “misurare l'interesse dei clienti su prodotti e servizi”. Più comprensibile il fatto che l'azienda rilevi i casi di applicazioni andate in crash, ma anche in questo caso c'è il rischio di inviare ulteriori informazioni riservate, come tutte le applicazioni attive in quel momento sul telefono.
La soluzione per accontentare entrambe le parti sarebbe semplice: basta che il sistema chieda all'utente l'autorizzazione ad inviare i dati, come avviene per esempio con Mac OS X, ma anche con Windows. Per il momento non risulta che le informazioni inviate dal Pre siano finite in rete. Comunque chi ha segnalato il problema suggerisce anche un modo per risolverlo: si può bloccare l'invio automatico dei dati, alterando alcuni file di sistema. Certo, col rischio di crearsi dei problemi nell'uso del Pre, ma a lui non è ancora successo.
Fonte: The register








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