Queste elezioni europee saranno ricordate, se non altro, per l'incredibile risultato del Partito Pirata svedese. Si tratta di un'organizzazione che si batte per l'abolizione, o almeno la riforma, del diritto d'autore e delle leggi sui brevetti, per ottenere la massima libertà nell'uso del file sharing. Ebbene il PP, come viene indicato in Svezia, passa da meno dell'1% delle precedenti politiche a oltre il 7% di questa tornata elettorale.
A creare così tanta popolarità intorno al movimento è stata quasi certamente la sentenza di condanna che potrebbe portare in carcere i fondatori di The Pirate Bay, uno dei più popolari motori di ricerca europei per lo scambio di file di bittorrent.
Malgrado anni di battaglie legali e attacchi di ogni sorta da parte delle major internazionali della musica e del cinema, il sito era riuscito sempre a farsi scudo della logica fortemente garantista della giustizia svedese, almeno filo allo scorso aprile.
La sentenza, che potrebbe portare allo stop definitivo delle attività del sito, ha però portato ai fondatori le simpatie dell'opinione pubblica di tutto il mondo, trasformatesi in una valanga di voti per il partito più originale dell'intero panorama politico europeo.
Sotto accusa anche le nuove norme che spianano la strada al tracciamento degli IP per il controllo delle attività online degli utenti, che la Svezia ha cominciato da poco ad applicare e sono largamente diffuse anche nel resto d'Europa.
Dalla penisola scandinava arriva così il segnale di un'opinione pubblica che vuole sì un Web pulito ma non a scapito della privacy degli utenti.


















