La Corte di Cassazione ha imposto, con la sentenza indicata in calce, il sequestro dell'accesso a Pirate Bay e il blocco delle relativo indirizzo IP.
Si tratta dell'ennesimo colpo di coda dell'industria audio e video contro il gruppo scandinavo che permette la ricerca di file torrent sulla rete.
La sentenza ha scatenato una serie di proteste, tra furiose e ironiche, queste ultime riguardanti, tra l'altro, la specifica ignoranza da parte dei giudici della materia. È da rilevare che Pirate eBay non mette materialmente disposizione alcun materiale ma solo facilita la ricerca di file. La sentenza, al contrario, parla di materiale coperto da copyright in condivisione diretta.
Come diversi osservatori hanno evidenziato, si tratta di un muro di carta, in quanto basta utilizzare un altro ISP (non è necessario cambiare fornitore, basta modificare il DNS utilizzando il neonato servizio Google od OpenDNS) per bypassare il blocco imposto ai provider e continuare indisturbati... a fare che cosa, poi?
D'altro canto condannare all'oscuramento un sito che non distribuisce materiale protetto ma semplicemente ne descrive altri è come condannare un venditore di coltelli perché pubblicizza qualcosa che potrebbe essere utilizzato per un omicidio.
Certamente i commenti della sentenza non finiscono qui, considerando che, come ha fatto notare ItaliaSW, essa crea un pericoloso precedente, in base alla quale un semplice sospetto non suffragato da un reato diretto potrebbe determinare imposizioni arbitrarie. Inoltre è ben difficile stabilire a priori se e dove contenitori di materiale siano da proteggere o meno assegnando alla piena discrezionalità di un giudice qualcosa che, invece, richiede competenze tecniche specifiche.
In questo modo qualsiasi motore di ricerca, per assurdo, o un portale sarebbero responsabili dello stesso reato e passibili della stessa pena.
La sentenza, nei suoi particolari, può essere completamente scaricata qui


















