Research In Motion e Nokia sono stati i primi costruttori a reagire alle affermazioni di Steve Jobs riguardo ai problemi che, secondo il boss di Apple, affliggerebbero un gran numero di smartphone.
Nella conferenza di venerdì scorso Steve Jobs aveva portato a giustificazione dei problemi di perdita di segnale e di comunicazione da parte del neonato cellulare il fatto che anche altri smartphone (citando direttamente BlackBerry, Samsung, Nokia, HTC) soffrono delle stesse difficoltà.
Come se non bastasse, alla fine della conferenza, il sito Apple ospitava una serie di risultati di test in cui venivano messi direttamente a confronto grafici delle performance di diverse marche, a dimostrare che la perdita di segnale rappresenta un problema comune.
La reazione degli altri produttori non si è fatta certo attendere; RIM è stato il primo a reagire, accusando Apple di voler trascinare, con una mossa puerile e scorretta, altre marche nella debacle del suo gruppo di progettazione, invitando l'azienda ad assumersi le proprie responsabilità negli errori di progettazione, evitando di usare il nome altrui per giustificare le proprie pecche.
Poco dopo gli ha fatto eco Nokia che, ricordando come sia stato da sempre un pioniere nella realizzazione di antenne interne, ha fatto rilevare come i suoi prodotti, per decenni, non abbiano mai sofferto di problemi dello stesso genere, invitando l'azienda a preoccuparsi di più dei guai che ha determinato all'utenza, definendo il progetto di sostituzione del case un semplice palliativo di chi non sa dove sbattere la testa.
L'azienda finlandese ha ricordato che i problemi di antenna in cui Apple è incappato possono essere legati al tipo di presa e di copertura della mano ma che una buona progettazione e una attenta realizzazione della componentistica interna di uno smartphone riesce a risolvere il problema.
Ha ricordato come questo sia stato affrontato, in azienda, attraverso sperimentazioni con migliaia di utenti e utilizzando "un'attenta selezione dei materiali".
È probabile che la polemica non si fermi certo qui; le reazioni di altri produttori certamente non mancheranno ma resta comunque il fatto che il voler chiamare a giustificazione dei propri problemi quelli (veri o presunti) altrui non rappresenta certo una forma di specchiata correttezza.
Affermazione quanto mai vera!
Fonte: Information Week


















