Si è aperto, in Svezia, il processo intentato dai colossi dell'industria discografica contro The Pirate Bay, ovvero uno dei più noti e diffusi aggregatori di file di scambio torrent europei, che riesce da anni a sfuggire a una caccia serrata.
Secondo l'accusa, sarebbero colpevoli di avere, per l'ennesima volta, permesso scambio di materiale e di informazioni protette da copyright utilizzando sistemi peer-to-peer.
Gli imputati però si sono fatti sentire, avviando, a livello mondiale, una protesta incredibilmente violenta, con interviste, dirette video, blog di contatti e un autobus di color rosso parcheggiato stabilmente davanti al tribunale.

L'iniziativa ha colto di sorpresa gli organi giudiziari, che hanno visto invasa la sede del tribunale da migliaia di persone, dai semplici curiosi ai sostenitori più accaniti. La partecipazione in forma più o meno diretta di una rivista di estrema destra ha certamente condito l'episodio. Fatto sta che i tre responsabili di The Pirate Bay si sono trovati al centro di una immensa popolarità, cosa che ha richiamato addirittura media con obiettivi pubblicitari.
Il problema è che probabilmente l'accusa di pirateria non risulterà nemmeno questa volta sostenibile; il sito infatti non distribuisce direttamente materiale ma serve solamente come punto di contatto tra chi desidera qualcosa e chi è disposto a metterla a disposizione.
Esiste quindi la possibilità che il processo si chiuda con un nulla di fatto, proprio per la mancanza di qualsiasi norma chiara in questo campo nella garantista Svezia. Per queste stesse ragioni il sito ha continuato a funzionare malgrado avesse addosso gli occhi e le risorse delle maggiori case discografiche internazionali, che hanno tentato di tutto negli anni per mettergli i bastoni tra le ruote. Il sito ha subito perfino misteriosi atti di sabotaggio e non si contano le pressioni sui provider per ridurne l'efficienza.
Fonte The pirate bay


















