La maggior parte degli smartphone sono, attualmente, solo capaci di visualizzare video a 720p, dotati come sono di processori ormai pressoché stabilizzati intorno a 1GHz. Questa situazione, statica da diverso tempo, non è più giustificata dall'avanzamento della tecnologia e una nuova generazione di dual processor si sta affacciando a questo ambiente.
La prima immediata conseguenza è la possibilità di visualizzare filmati ad alta definizione a 1080p, oltre ovviamente alla capacità di far girare applicazioni più potenti ed efficienti.
I produttori di questo tipo di periferica stanno cominciando ad annunciare piani per implementare chip dual core nei loro smartphone, dopo l'annuncio da parte di molti produttori di hardware di essere pronti a forniture di questo tipo.
Come abbiamo già annunciato nei giorni scorsi, Qualcomm ha già dichiarato di aver iniziato la fornitura del suo processore dual core, l'MSM8660, che, l'anno prossimo, sarà seguito da un chip ancora più potente, l'OMAP4430, che comunque non potrà equipaggiare periferiche fino alla fine del 2011.
D'altro canto il salto di performance è divenuto quasi obbligatorio. Ad esempio, l'applicazione di videoconferenza Apple FaceTime non può fare a meno di un hardware capace di maggiori performance; ma, più in generale, le nuove capacità di videochiamata di questo tipo di periferica impone l'adozione di processori più veloci.
Soluzioni per aggirare il problema dell'efficienza sono state sperimentate, con successo discutibile, da numerosi produttori seguendo due strade, la prima dotando la periferica di un processore addizionale destinato a maneggiare le operazioni in background, la seconda cercando di aumentare al massimo la velocità dei processori single core. Ma in ambedue i casi i problemi sono stati superiori ai vantaggi, soprattutto per quel che riguarda il drenaggio delle batterie. In questo caso l'unica soluzione era quella di ridurre la frequenza, cosa che di fatto azzerava i vantaggi ricercati.
L'avvento del dual core, con il raggiungimento dell'efficienza da tempo acquisita da questo tipo di processore, consentirebbe di risolvere il problema, con il vantaggio di richiedere un minore spazio fisico rispetto alla soluzione del processore aggiuntivo.
Per buona giunta, Qualcomm ha introdotto una originale funzione che consente di regolare l'utilizzo dei core multipli in funzione delle prestazioni richieste; in altre parole, in funzione del processo corrente, la velocità e perfino l'entrata in funzione del secondo processore sarebbero regolate dalla richiesta di prestazioni.
In pratica gli smartphone si avviano a seguire il percorso dei laptop e dei desktop che già da tempo includono chip multicore. È l'inevitabile e inarrestabile avanzamento del progresso, incredibilmente accelerato da quando, per la prima volta, un processore multicore fu implementato nel chip IBM Power4, destinato ai server.
L'unica difficoltà, a detta degli osservatori, sarà la gestione delle dimensioni e lo smaltimento del calore, certamente più semplice da risolvere in un computer.
Qualcomm si è dichiarata comunque più che ottimista circa il passaggio, prevedendo che nuove periferiche così equipaggiate potrebbero essere già in circolazione nella prima metà dell'anno prossimo.
Fonte: DIGG


















