Secondo uno studio di Demos, una società di statistica, l'uso dei siti di social networking, aiuterebbe la produttività sul lavoro. Parliamo di indirizzi web come Facebook, MySpace, Youtube, LinkedIn, insomma tutti quelli che consentono di parlarsi e/o condvidere file e informazioni.
Favorire i contatti, lo scambio di conoscenze e opinioni tra i lavoratori, quindi, potrebbe tornare utile alle aziende stesse, anche se spesso e volentieri vengono usati per scopi privati e non per motivi di lavoro. D'altra parte, come suggerisce lo stesso autore della ricerca di Demos, Peter Bradwell, occorrerebbero almeno delle linee guida per limitare il ricorso ai siti “social” per scopi extralavorativi.
Impresa non facile: visto e considerato che solo Facebook conta qualcosa come 100 milioni di utenti, è chiaro come il controllo stretto da parte delle aziende sia praticamente impossibile.
Come dimostra un'altra ricerca della società americana New Diligence, poi, il ricorso al social network è in forte crescita: su un campione di 157 individui i risultati sono: il 60% apre questi siti per uso personale, l'87% ricorre alla messaggistica istantanea, il 40% ai servizi VoIP (Skype, tanto per intenderci) e il 15% cammuffa l'identità per non essere riconosciuto.
Il che è importante non solo per la privacy ma anche perché un traffico così ampio di dati rende questi siti più vulnerabili dal punto di vista della sicurezza e quindi facile preda degli hacker. E questa è una brutta notizia per gli utenti, ma una bella carta da giocare per le aziende di IT, interessate ad aumentare l'offerta di strumenti di controllo sull'uso della Rete.
Fonti: Reuters


















