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Cinema 3D nel caos, vietati gli occhiali ai bambini

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03 2010
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Di Giulio Mandara

Dopo la denuncia del Codacons e l'episodio della bambina di Milano finita al pronto soccorso per irritazione agli occhi, il ministero della Sanità vieta gli occhiali 3D ai minori di 6 anni. Per gli adulti consentiti solo i monouso. Ma i rischi veri quali sono?

Niente più Avatar, Alice nel paese delle meraviglle o A Christmas Carol in 3D per i bambini sotto i 6 anni, mentre i più grandi potranno vederli a condizione di indossare solo occhiali 3D monouso. Lo ha stabilito il ministero della Sanità con una circolare a cui le sale cinematografiche dovranno adeguarsi subito. Risultato: proprio i bambini, che sono i destinatari privilegiati di molti film tridimensionali in arrivo (dopo Alice arriverà anche Dragon Trainer della Dream Works) dovranno rinunciare all'effetto speciale, che per loro è ancora più emozionante che per gli adulti. A meno naturalmente che la situazione non cambi.

La decisione infatti suscita molte critiche e, più ancora, tocca grossi interessi economici. Da una parte c'è il Codacons, che rappresenta i consumatori, e che canta vittoria dopo aver denunciato i possibili rischi per la salute, legati agli occhiali 3D; dall'altra i gestori dei cinema, che si dichiarano naturalmente attenti alla salute della clientela ma che sono altrettanto attenti ai propri interessi. Il loro presidente Paolo Protti nota argutamente come problemi del genere siano stati sollevati solo in Italia, e come l'intervento del ministero sia ingiustificato: divieto per tutti anziché controlli caso per caso. Insomma, lo stile molto italiano della decisione d'urgenza e generalizzata, tagliata con il coltello per rispondere all' "emergenza" di turno.

In attesa degli sviluppi, ci chiediamo: l'allarme è davvero giustificato? Per capirlo bisogna analizzare la questione in modo più approfondito, perché ci sono diversi aspetti da considerare. Uno è quello strettamente igienico, cioè il possibile rischio di infezioni o contagi veicolati dagli occhialini non monouso, e che perciò passano da una persona all'altra. L'altro è quello del possibile effetto che può avere sullo spettatore la tecnologia per il 3D, che indirizza due immagini diverse ai due occhi, per cui se la sincronizzazione non è perfetta si rischia di uscire col mal di testa.  Cosa tanto più vera per i bambini piccoli, che non hanno ancora sviluppato completamente la visione binoculare. E questo potrebbe in parte giustificare il divieto totale ai minori di 6 anni.

Se invece parliamo degli adulti, è evidente che proprio gli occhiali monouso, i più sicuri dal punto di vista strettamente igienico, sono invece quelli meno indicati per la qualità della visione, essendo ovviamente di prezzo e qualità più bassi di tutti. Questo comunque è un altro paio di maniche rispetto ai danni alla vista, per cui secondo gli esperti il 3D non dà problemi (analogamente a quanto avviene guardando normalmente la TV: l'affaticamento non significa danni alla vista).

Ma c'è ancora un terzo aspetto: se sono consentiti solo i monouso, escono di scena anche i modelli Active Shutter, quelli con lenti ad apertura e chiusura sincronizzata coi fotogrammi dello schermo, ben più costosi (circa 50 euro l'uno) ma che evitano ai cinema di dover cambiare gli schermi nelle sale, con costi ben superiori.
 

I dubbi sui possibili rischi degli occhialini polarizzatori per la salute non sono una novità di oggi: già nei mesi scorsi il NAS (Nucleo Anti Sofisticazioni) ha sequestrato oltre 7000 occhiali senza marchio CE, cioè non a norma delle direttive europee (su questi ultimi il Ministero non si è ancora espresso in modo definitivo). Il vero allarme però lo ha suscitato il caso della bambina di 3 anni che, dopo aver visto Alice in 3D, ha accusato una forte irritazione agli occhi ed è dovuta andare al pronto soccorso: e i genitori hanno annunciato di voler fare causa alla sala cinematografica.

A questo link il parere espresso dal Consiglio superiore di Sanità; qui il comunicato stampa del Codacons.

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