Windows 7 sta riscuotendo un buon consenso tra gli addetti ai lavori, specie per il cambiamento di strategia di Microsoft, che appare più aperta alla condivisione del processo di sviluppo con gli utenti, pur mantenendosi ancora lontana dalle logiche dell'open source.
Malgrado ciò il commentatore di Computerworld Steven Vaughan-Nichols è convinto che i passi fatti non siano sufficienti a superare la brutta figura di Vista e ad affrontare le sfide che aspettano Microsoft per il prossimo anno.
Con Vista, avvolto nel mistero fino al giorno del rilascio, nemmeno Microsoft sembrava conoscere le reali caratteristiche di ciò che aveva creato, ma anche con Windows 7 i punti oscuri restano molti e il codice è sempre segretissimo, malgrado le molte beta diffuse a tantissimi utenti e qualche lento avvicinamento al concetto di open source.
E mentre Microsoft, costretta ad affrettarsi e potrebbe rilasciare la versione definitiva di Windows 7 già a settembre di quest'anno, le maggiori distribuzioni di Linux si evolvono normalmente con cadenza semestrale, anche attraverso aggiornamenti importanti del calibro di Gnome 2.26.
A rendere impopolare Vista e a creare difficoltà a Windows 7 è in particolare il problema della sicurezza. Microsoft è costretta a rincorrere bug già scoperti dagli hacker, e spesso già oggetto di attacchi, con corposi gruppi di patch, mentre grazie alla logica open source i problemi di Linux vengono risolti quasi nello stesso momento della loro individuazione.
Per questo, secondo Steven, Windows è ormai un dinosauro, e i vantaggi del nuovo Ubuntu e di Fedora sono sempre più evidenti e incolmabili. Vedremo a fine anno se la penseranno così anche gli utenti e soprattutto i produttori di hardware, da sempre abituati a contratti blindati con il colosso di Redmond.
L'articolo di Computerworld che ha scatenato il dibattito lo trovate qui.


















