Per Microsoft l'annuncio con cui Ray Ozzie, capo dell'architettura software, ha aperto la Professional Developers Conference (conferenza annuale per gli sviluppatori esterni), rappresenta un punto di svolta che sa di rivoluzione.
Si tratta di Windows Azure, un sistema operativo che gestisce applicazioni non residenti fisicamente su un computer locale ma su server remoti o datacenter aziendali, e quindi accessibili da qualunque dispositivo connesso, dal PC allo smartphone, e non più gestiti da una singola macchina. Dall'idea di una “nuvola”, la rete di server accessibili via web che insieme forniscono una maggiore potenza di elaborazione rispetto al singolo PC, viene la definizione “cloud computing” con cui si indica questo tipo di piattaforma software.
Certamente la mossa di Microsoft è anche un tentativo di correre ai ripari e rispondere al successo delle applicazioni disponibili via web, spesso gratuite, come quelle di Google ma anche Sun Microsistems, che firma Open Office.
Il sistema operativo Windows Azure è cuore di un progetto più ampio, la Azure Services Platform, la piattaforma software aperta e interoperabile (gestibile da più utenti connessi in remoto), progettata da zero e pensata sopratutto per gli sviluppatori web e business. I quali potranno creare applicazioni nei linguaggi tradizionali, come Visual Basic, C++, C# .net. L'utente potrà poi scegliere le applicazioni da installare per configurare il sistema su misura per le proprie esigenze.

Lo schema dei servizi della Azure Service Platform
Windows Azure gestisce le funzionalità di base: hosting (“ospitare” appunto le applicazioni remote), sicurezza, storage ed elaborazione. Le funzioni più complesse sono affidate all'Azure Live Service, terzo “protagonista” del progetto: tra queste funzioni per esempio l'SQL, (Structured Query Language) un liguaggio per l'accesso e le query (ricerca e selezione dati) nei database, o Live, le applicazioni interattive, come Messenger.

Questo schema illustra il funzionamento del nuovo sistema "cloud computing" annunciato da Microsoft: gli sviluppatori ("developers") possono aggiungere applicazioni ("your software application") che l'utente finale (end user) trova su server remoti e utilizza sul proprio dispositivo via internet o rete aziendale.
Per Microsoft l'introduzione della Azure Platform ha anche lo scopo di razionalizzare il proprio parco server e abbattere i costi dei sevizi business. La dichiarazione di Ray Ozzie (che sa di speranza) è che le applicazioni “cloud based” non sostituiranno quelle tradizionali, ma le affiancheranno. D'altra parte, non è nemmeno da escludere la possibilità di un accesso “pay per use” ai programmi sviluppati per Azure. Il sistema operativo arrriverà nel 2010. Per ora Microsoft ha messo a disposizione un sito e una versione dimostrativa scaricabile previa registrazione.


















